“Mi presento. E per presentarmi comincio dal mio nome, Erri”.
Inizia così il racconto-monologo di Erri De Luca a Orvieto. Da quel suo
scegliersi il nome, cancellando quel che di americano aveva, quell’Henry
con cui lo chiamarono i suoi genitori in omaggio alla nazionalità della
madre. Partendo dal nome, dipana una matassa, in cui racconta la Napoli degli
anni Quaranta (che ha sentito raccontare) e Cinquanta, quelli della sua infanzia,
quella stanza dei libri in cui si rifugiava per scaldare il corpo e il cuore,
quella passione per le storie che sentiva raccontare, di solito da donne ad altre
donne, la sua militanza politica, il diventare operaio, il tempo della mano nel
lavoro e nella scrittura, le Quattro giornate di Napoli. Erri De Luca fa davvero “Il
libro parlante”, dice che se non fosse “uno scrittore” nessuno
si fermerebbe ad ascoltare i fatti suoi e i flussi dei suoi pensieri. Ma, visto
che una sua amica vent’anni fa pensò bene di portare all’editore
Feltrinelli quelle pagine scritte per puro piacere di raccontare, eccolo lì,
davanti a un pubblico di appassionati che ascolta quel monologo di un’ora,
con qualche domanda-risposta in appendice, e vorrebbe durasse anche di più.
La sintesi che presentiamo nel video di questo incontro col pubblico prova – con
le inevitabili limitazioni della tv – a ridare quell’atmosfera.
Per scegliere e condividere i vostri brani preferiti dei vostri libri di Erri
De Luca, potete farlo da Lampi
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