pubblicato il
4 maggio 2005
Alain de Botton: pensieri
in viaggio
di Luciano Minerva

Più che l’aria di uno scrittore,
Alain de Botton sembra aver conservato l’aspetto dello studente di un college.
Bravo, intelligente, un po’ secchione, attento nell’eloquio a trovare
la forma migliore del discorso, le risposte precise e sintetiche, come provenissero
dagli appunti fitti e ben ordinati presi a lezione. E forse proprio dall’attenzione
e dalla cura con cui ha studiato a suo tempo deriva il suo successo. La sua scrittura
cattura per la semplicità nel trattare argomenti e autori complessi, per
l’acutezza delle osservazioni e insieme per lo humour, per la leggerezza
del discorso, seducente nel suo ordine. Lo stesso ordine da cui traspare come
uno stereotipo il suo essere svizzero e che è ben in mostra nella sua
homepage.
Quando è stato ospite al Festivaletteratura di Mantova era appena reduce
dal successo de “L’arte di viaggiare”. Quella con lui non poteva
che essere un’intervista in movimento, un intero traghetto a nostra disposizione
per inquadrare il panorama di Mantova dal Mincio, e permettergli di farci da
guida, di dare indicazioni concrete e insieme una piccola prova pratica del
suo metodo di viaggiatore e di osservatore.
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