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pubblicato il .. aprile 2007

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Intervista di Luigia Sorrentino
Milano, Via Bovisasca, 85
23 dicembre 2006
Approfondimenti
Bibliografia
Il testo integrale dell'intervista
Milo De Angelis: L’imperativo categorico e l’infinito presente
di Luigia Sorrentino



Ho conosciuto Milo De Angelis in occasione di una lettura di poesie ad Ortona, nel 1986. Fu in quel contesto che De Angelis mi mise di fronte alla sua poesia, regalandomi la prima edizione di Somiglianze, del 1976, e Millimetri, del 1983. I suoi versi mi colpirono per la solennità e la compiutezza della voce con la quale il poeta anticipava un sapere sconvolgente che pochi riuscivano a percepire. Dopo quel primo incontro andai più volte a Milano, la città dove il poeta tuttora vive, per rivedere De Angelis. Ricordo i lunghi pomeriggi trascorsi nella casa di via Rosales a parlare di poesia. Fu in uno di quegli incontri che il poeta divertendosi a giocare con la radice del mio cognome, disse: “Lo sai cosa significa sorren in tedesco?” E poi aggiunse: “Significa Approdo”. Recentemente ho appreso che la parola sorren in tedesco non è più di uso comune. Grazie all’intermediazione di Soledad Ugolinelli, del Goethe-Institut di Roma, consultando il dizionario della lingua tedesca dei Fratelli Grimm, edito nel 1854, è venuto fuori che sorren significava, letteralmente, legare saldamente con una fune, un termine che si usava, in particolare, per indicare il modo in cui i barili dovevano essere legati nella stiva, a bordo di una nave, onde evitare che si perdessero durante un viaggio. Scopro oggi che De Angelis aveva utilizzato la radice del mio cognome, sorren, per dare forza al legame che si era instaurato fra noi. Saldamente legati, durante il Viaggio. L’ Approdo, altro non era, metaforicamente, che il luogo della Poesia.

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