pubblicato il
2 agosto 2005
Jean
Daniel
di Luca Gaballo

Jean Daniel, patriarca del giornalismo francese, fondatore
e direttore del nouvelle observateur, ha ricevuto il premio Viareggio
internazionale, per
il suo ultimo saggio intitolato "la prigione ebraica". L'intellettuale
francese, nato in algeria, e' un ateo di origine ebraica ed ha vissuto da testimone
le vicende della decolonizazione e del conflitto in terra santa. Il suo libro è una
riflessione sofferta sulla possibilità dell'individuo di liberarsi dalle
gabbie del destino, della storia, della religione. Il destino del popolo ebraico è eccezionale,
ma presenta un rischio mortale: quello del radicalismo che annulla la politica
e la ragione. Noi lo abbiamo incontrato a Viareggio.
LA PRIGIONE EBRAICA
di Jean Daniel
"Per la prima volta dopo duemila anni gli Israeliani sono padroni
del loro destino nazionale. Ed ecco che alcuni di loro, ottenebrati
sempre dalla fatalità del
Male, si rivelano incapaci di distinguere fra i disastri che hanno subito
ad Auschwitz e le guerre combattute, in perfetta parità con
i loro nemici. Questo sentimento di fatalità di un
antisemitismo eterno e onnipresente m'ha confermato nell'idea
che ci fosse qualcosa nel mistero ebraico che somigliasse
ad una prigione."
Siamo tutti prigionieri della nostra storia ma, impone l'etica e la ragione,
tutti abbiamo il dovere di andare oltre, di superare il passato. La prigione
ebraica e' piu' pericolosa ed il rischio piu' grande perche' il destino di
Israele e' segnato dall'elezione, dalla dimensione del divino, che aleggia
anche negli eventi piu' recenti, la shoah, la creazione di uno stato, le smaglianti
vittorie militari contro i paesi arabi. Come uscire da una prigione di questo
genere?
Jean Daniel, intellettuale ateo di origine ebraica, partriarca del giornalismo
francese, fondatore e direttore del novelle observateur, intreccia a queste
riflessioni la sua vicenda personale e familiare e la sua condizione di testimone
privilegiato dei fatti che hanno segnato la nostra epoca. La conclusione e'
folgorante. La ventata di oscurantismo che pervade il nostro tempo, l'integralismo
islamico, il vigore della destra religiosa americana, fino ai teoconservatori
di casa nostra ha la sua origine in terra santa. Da qui si irradia in tutto
il mondo quel che l'autore chiama il "pensiero teologico", l'assoluto
mortale che annienta la virtu' della politica e del compromesso.
I responsabili maggiori di questo fenomeno non sono uomini di fede, ma, per
lo piu', atei privi di scrupoli che hanno piegato l'assoluto a fini di parte.
E' da loro, non dagli uomini di fede, che la coscienza del nostro tempo deve
guardarsi.
Luca Gaballo
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