Dalai Lama: la passione per la scienza di Luciano Minerva
“Se non fossi stato monaco avrei fatto l’ingegnere” ha
detto più volte il XIV Dalai Lama, Tenzin Gyatso. Il suo amore per la
scienza (il film “Sette anni in Tibet” ne è una testimonianza) è sempre
stato intenso, così il suo interesse per i risultati delle ricerche, in
particolare nel campo delle neuroscienze e sui meccanismi della mente e delle
emozioni.
L’abbiamo seguito a Roma in occasione del conferimento della laurea honoris
causa in Biologia, a partire da quella sala vestizioni in cui ha indossato toga
e tocco per la cerimonia. Mettere un altro abito sulla tonaca che veste da sempre
e in cui tutti siamo abituati a vederlo è stato uno di quei momenti divertenti
che generano quella risata davvero originale del leader spirituale del buddismo
tibetano, con il buonumore che trasmette a chi gli è intorno. Nella sua
visita romana il suo primo colloquio con Papa Benedetto XVI è stato breve
e informale.
Non ha trattato lì quindi i temi su cui il confronto interreligioso
avrebbe bisogno di tempo e profondità. Uno di questi, di grande attualità,
ha scelto però di introdurlo nella sua lectio magistralis: il rapporto
tra scienza e spiritualità, tra la fede e i risultati dell’indagine
scientifica. Poche parole, essenziali, ma chiarissime sulla laicità e
sull’etica laica, che i suoi libri permettono di approfondire. La toga
indossata sopra la tonaca in un’aula universitaria, a quel punto, è sembrata
qualcosa di più di un’immagine divertente.