pubblicato
il 6 marzo 2007
Maurizio Cucchi
La poesia dell'etica
di Luigia Sorrentino

Incontriamo Maurizio Cucchi a Milano, nell’abitazione
dove vive. I libri appaiono subito, appena varcata la soglia
della porta d’ingresso. Le mensole della libreria appoggiata
alle pareti del corridoio sono traboccanti di volumi e di pubblicazioni
di ogni genere. Per l’intervista Cucchi sceglie la stanza-salotto,
il divano è il luogo del nostro incontro. Dal tono, subito
colloquiale dell’intervista, viene naturale darsi del “tu”.
Di regola il giornalista preferisce dare del “lei” all’intervistato,
per distanziarsi da lui, per vederlo meglio e con maggiore distacco.
Vi è un caso in cui tale regola può venire meno
e ciò accade quando si fa la stessa professione. Cucchi
ed io, siamo colleghi. Entrambi giornalisti. La nostra conversazione
inizia da “Il Disperso”, la prima raccolta di versi
di Cucchi, uscita nel 1976, caratterizzata da una potentissima
struttura poematica che segnerà l’intera sua opera.
E’ bene precisare: il poeta Maurizio Cucchi per i suoi
personaggi utilizza una voce poetica che non è quella
di Maurizio Cucchi in persona.
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