Jonathan Coe ha mostrato al Festivaletteratura di Mantova un aspetto
inedito del suo talento narrativo, parlando della sua ultima opera, “La
pioggia prima che cada”. L’autore della “Famiglia Winshaw” – ironico
spaccato corale di vita nell’era thatcheriana – e poi della “Banda
dei brocchi” e di “Circolo chiuso”, che raccontano due diversi
periodi di storia inglese - rispettivamente gli anni Settanta e i primi anni
del 2000 - con il suo ultimo romanzo inaugura una diversa atmosfera, priva del
proverbiale humour e più malinconica, anche tragica. Lo scrittore sposta
il suo sguardo critico dalla società all’interno delle mura domestiche,
alle dinamiche familiari; per smascherarne gli abusi; come quelli della madre,
anaffettiva e instabile,
della piccola protagonista, Imogen. “Non c'è niente di più potente
della posizione di genitore, dove la casa rappresenta il tuo regno e tu sei il
dittatore - piuttosto che un rappresentante eletto - e hai sotto il tuo controllo,
sotto il tuo dominio queste giovani creature che sono molto vulnerabili e totalmente
dipendenti da te per tutti quelli che sono i bisogno materiali”, osserva
Coe.
E certo non è così rilevante sul piano educativo - sottolinea
-
se
i genitori sono una coppia omossessuale, due donne. Come accade in questo
suo
romanzo,
così
introspettivo e 'al femminile'.