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pubblicato il 4 maggio 2005

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Intervista
2000, Roma
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Rassegna stampa sull’autore
Pietro Citati: la pupilla cosmica del gatto
di Luciano Minerva



“ Se vogliamo narrare, dobbiamo interrompere la nostra storia: dare ascolto a una seconda, a una terza, a una quarta, a una quinta voce, dentro la nostra voce fittizia: interromperci continuamente e intrecciare ogni filo con i fili del mondo. Nessuna attività umana è più interminabile.”
Questo e’ Il piacere della narrazione, e dell’ascolto, per Pietro Citati, un amore per la “scrittura al quadrato”. Anche “Il Male assoluto”, dedicato al romanzo dell’Ottocento e’ narrazione di racconti, di romanzi, di miti, e fa parte di quell’indagine infinita nel mondo della scrittura e dei narratori che cattura prima Citati poi i suoi lettori. La scrittura e’ una delle vie piu’ intriganti, piacevoli, illuminanti per conoscere il mondo. Anche quando il mondo si presenta e si rappresenta, come nell’800, con il Male. Il grande romanziere moderno e’ “colui che conosce il male e lo trasforma in bene, il signore segreto di tutti i misteri, la spia, il creatore assoluto, l’attore, il signore della metamorfosi e dell’inverosimile, lo scrittore, che in fondo alla più terribile tragedia trova la grazia assurda della farsa.”

Per illustrare l’intervista a Pietro Citati mi sarebbe piaciuto riprendere il suo lavoro minuto, quotidiano di scrittore, il suo studio nella casa romana, il movimento della sua penna sulla carta. Il “no” e’ stato cortese ma deciso. Chi ha scavato tra le biografie, i documenti, le lettere, le testimonianze sugli scrittori del passato, chi ne ha riportato sulle pagine la loro vita quotidiana nell’intreccio con l’epoca, le fantasie e la scrittura, preferisce proteggersi dalla semplice descrizione realistica e documentaria del proprio. E’ coerente con la sua scelta di non mettere ne’ prefazione ne’ conclusione a “ Il male assoluto”, spiegando semplicemente, con parole di Pascal, che “parlare di se’ e’ il piu’ inutile dei peccati”.
Per lui, disponibile a percorrere tutti i possibili rivoli delle storie di vita e di letteratura, passare dal ruolo di osservatore a quello di osservato non deve essere semplice ne’ naturale. Non e’ certo per caso che l’avvio del suo penultimo libro, L’armonia del mondo, sia dedicato al gatto e al suo modo di vivere e di guardare il mondo: uno sguardo pieno di interesse, capace di guardare con la passione dell’intensità, e vuoto, “una specie di pupilla cosmica, che riflette e dissolve in sé tutto ciò che avviene nel mondo. Vorrei essere dietro quegli occhi - scrive – e guardare fino a suggere tutta la ricchezza della visione.” Con la ricchezza di quello sguardo si puo’ viaggiare oggi per il romanzo dell’Ottocento.


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