Chissà se Cesare Cases sospettava di aver scritto un racconto più che
un'autobiografia con le sue confessioni di un ottuagenario. Uno dei non molti
italiani anomali. Germanista, autore di molti saggi importanti sulla letteratura
tedesca, sulla cultura del novecento, su Lukàcs il suo maestro, su Goethe,
Thomas Mann, Musil, Benjamin, professore nelle università di Cagliari,
Pavia, Torino, troppo spiritoso e beffardo per farsi ingabbiare in una qualsiasi
cornice politica, a pagina 143 del libro dà di se stesso questa definizione:
''Sono sempre scisso tra tentazioni estremistiche, di gran lunga prevalenti,
perché non è chi non veda che il mondo ha bisogno di essere radicalmente
riformato, e controspinte conformistiche, quando giudico l'impresa disperata.
Non essendo cattolico come lo era a suo modo Brecht, non posso tenere i piedi
in entrambe le staffe''.
Milanese, nato vicino alla casa natale del Manzoni, scolaro alle elementari di
Via Spiga, liceale al Parini. Il padre avvocato civilista come il nonno, che
abitava in via Montenapoleone, con studio in via Sant'Andrea 11, aveva "tutte
le
carte in regola per far da figurante nell'Adalgisa di Gadda". Cesare Cases
è scomparso nel 2005.
tratto da Corriere della sera