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pubblicato il 4 maggio 2005

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2001, Firenze
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Rassegna stampa sull'autore
Cesare Cases
di Luciano Minerva



Chissà se Cesare Cases sospettava di aver scritto un racconto più che un'autobiografia con le sue confessioni di un ottuagenario. Uno dei non molti italiani anomali. Germanista, autore di molti saggi importanti sulla letteratura tedesca, sulla cultura del novecento, su Lukàcs il suo maestro, su Goethe, Thomas Mann, Musil, Benjamin, professore nelle università di Cagliari, Pavia, Torino, troppo spiritoso e beffardo per farsi ingabbiare in una qualsiasi cornice politica, a pagina 143 del libro dà di se stesso questa definizione: ''Sono sempre scisso tra tentazioni estremistiche, di gran lunga prevalenti, perché non è chi non veda che il mondo ha bisogno di essere radicalmente riformato, e controspinte conformistiche, quando giudico l'impresa disperata. Non essendo cattolico come lo era a suo modo Brecht, non posso tenere i piedi in entrambe le staffe''.

Milanese, nato vicino alla casa natale del Manzoni, scolaro alle elementari di Via Spiga, liceale al Parini. Il padre avvocato civilista come il nonno, che abitava in via Montenapoleone, con studio in via Sant'Andrea 11, aveva "tutte le carte in regola per far da figurante nell'Adalgisa di Gadda". Cesare Cases è scomparso nel 2005.

tratto da Corriere della sera

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