aggiornato
il 24 aprile 2006
Suad Amiry: uno sguardo da Ramallah
di Luciano Minerva
“Suad
Amiry ovvero l’amore per la parola, e per l’Italia.
Generalmente nelle interviste c’è una prima fase
di studio e di conoscenza reciproca, domande di assaggio e brevi
risposte. Solo dopo un po’ il dialogo prende corpo e si
svolge con la fluidità necessaria. Suad Amiry sfugge del
tutto a questa regola non scritta. La sua voglia di raccontare
e raccontarsi si esprime immediatamente, basata accennare a un
argomento e il suo pensiero si scioglie, quasi in contrasto con
l’asciuttezza dei suoi ”Diari di guerra”. Architetto
prestato alla narrativa (dirige il Riwaq
- Centre for Architectural Conservation) il luogo ideale per ascoltarla, a Mantova, sono
le strade del centro. Ci confondiamo con la telecamera tra il
passeggio del corso, a mostrare il rapporto di armonia tra l’architettura
e la gente, a illustrare il contrasto tra i luoghi dove vive
quotidianamente, dove regna la distruzione, e quelli che sogna
e in cui collocherebbe il Paradiso. Il contrasto è efficace: “non
vi rendete conto di quanto siete fortunati”, e il messaggio
arriva. La sua verve ironica, lo humour scelto come strada per
la sopravvivenza accompagna sempre le sue parole. Senza far perdere
profondità al pensiero, e all’immagine che Suad
Amiry ci sa presentare della Palestina e di Israele come insieme
di strati di culture, tutti da apprezzare, conservare e valorizzare.
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