Isabel
Allende: lo specchio dei suoi personaggi di Luciano Minerva
La prima cosa che colpisce, nell’incontrare Isabel
Allende, è la sua vitalità. Il suo aspetto non sembra corrispondere
alla sua età anagrafica, le daresti dieci-quindici anni di meno. La donna
che scrive sembra essere specchio di alcuni dei suoi personaggi femminili, di
Clara, ad esempio, la trasposizione di sua nonna nelle pagine, attenta come nessun’altra
a cogliere la parte invisibile della realtà.
O di Eva Luna, personaggio sempre in bilico tra realtà e fantasia, o di
Ines, la donna del Seicento in cui si è identificata per scrivere il suo
ultimo romanzo. Il sorriso aperto con tutti, lo sguardo diretto pronto a cogliere
prima ancora delle parole la domanda che le è destinata, la disponibilità e
la disciplina che l’hanno portata, ad esempio, a fermarsi oltre un’ora,
all’apertura del Festival delle Letterature di Roma, a firmare tutti i
libri che le venivano porti per gli autografi.
Lo stesso sguardo che nei libri si apre su tutti gli aspetti della vita, pronto
a coglierne i minimi dettagli e a sorprendersi e a sorprendere, lo si può cogliere
dal vivo. La percezione è quella – e non sempre è così – di
una coincidenza pressoché totale tra scrittrice e persona, dove ruolo
e modo di essere si sovrappongono e si confondono. Abbiamo avuto la fortuna di
ottenere, nel suo breve viaggio in Italia, a Trento e Roma, quest’intervista
esclusiva, fuori dal contesto teso e un po’ artificiale delle conferenze-stampa.
La proponiamo integralmente, anche nel video.