pubblicato il
21 febbraio 2008
Adonis, il difficile mestiere del poeta
di Zouhir Louassini

Nei media è facile piacere. Basta dire alla gente quello che vuole sentire.
È facile denunciare la mancanza di democrazia e di libertà, il fanatismo e tutti i mali che il mondo arabo-islamico conosce in questo momento buio della sua storia, quando si vive in Europa o quando si scrive o si parla con i mass media occidentali. Quasi un atto di codardia. Un discorso del genere deve essere fatto chiaramente nei paesi arabi e musulmani. Loro sono i veri destinatari, sono quelli che devono sentire dall’interno il bisogno di cambiare.
Guardavo la Dubai Tv quella sera. Adonis dialogava con un giornalista in un programma molto seguito nel mondo arabo. Parlavano arabo, ovvio. Non c’era bisogno di convincere quest’occidente “superiore” che gli arabi, tutti gli arabi, siano un gruppo d’arretrati, fanatici o terroristi. Discorsi alla Fallaci, accecati dall’odio, che velano una realtà complessa come quella araba. Non c’era bisogno di piacere agli occidentali.
Adonis stava criticando le società arabe, la loro incapacità di superare le logiche medievali, la presenza eccessiva della religione, il fanatismo come l’altra faccia del populismo demagogico che predica risposte facili a problemi complicati. Era un Adonis in piena forma, l’intellettuale che rema contro corrente.
Nella hall dell’hotel di Udine, dove si trovava in qualità di giurato del Premio Nonino, prima d’iniziare l’intervista gli racconto di averlo visto nella Tv di Dubai. Uno sguardo indifferente e molta innocenza: “Qualcuno deve pur dire le cose come sono, anche se alcune volte non so fino a dove le nostre parole servano a qualcosa”. Notavo un po’ di disperazione, scoraggiamento. “Saranno utili per qualcuno. Innanzitutto ad arricchire il dibattito interno che esiste ma non arriva in occidente”, l’ho detto con l’intento di stimolare la sua vena polemica che adoro. Mi guarda e con un sorriso: “Allora non hai capito niente!!”. Era il momento giusto per iniziare l’intervista… |