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27 febbraio 2008
Carmine Abate: Alla scoperta
di un mosaico di culture
di Luciano Minerva

Ogni intervista ha la
sua storia. Quella a Carmine Abate è particolare, perché corrisponde
all'unica che siamo stati costretti a ripetere, a due anni di
distanza, per ... smarrimento della cassetta. Così era
rimasto un debito d'onore, che ora è saldato.
Con l'impressione, di entrambi, di aver fatto anche meglio
della volta scorsa.
L'occasione la offre la presenza a Roma di Carmine Abate per
una serata in cui si incrociano letture e musiche della sua terra.
E' la tappa finale di "A
ottobre piovono libri", di cui gli organizzatori hanno
selezionato tre iniziative tra le oltre 1.400 realizzate in tutte
le Regioni italiane. Abate legge lunghi brani da "La festa
del ritorno" e il gruppo di Cataldo
Perri, anche lui calabrese, suona musiche in cui
entrambi hanno individuato grandi affinità tematiche:
l'emigrazione come incontro tra culture e non più come
pura condanna; la memoria collettiva e le storie come tessere
di un mosaico. "Non sapevo di lavorare a un mosaico
di storie" ci dice nell'intervista lo scrittore arberesh (originario
di uno dei cinquanta paesi italiani in cui si parla l'albanese
antico). Ma dopo il suo libro del 2006, "Il mosaico del
tempo grande", ha scoperto che stava facendo anche lui
il lavoro del mosaicista. Con la stessa cura, attenzione e passione
dell'artista inventato per le sue pagine.
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