IL
TEATRO DI REBIBBIA
Reportage di Riccardo Frugone

Nella casa circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso,
un confronto fra attori professionisti e attori detenuti.
Giovanna Marini e Umberto Orsini nella ballata del carcere di Reading di O. Wilde
e i detenuti-attori della Compagnia dei Liberi Artisti Associati che mettono
in scena La Tempesta di William Shakespeare, nella versione in napoletano antico
di Eduardo De Filippo.
Il mondo del teatro entra in carcere per confrontarsi con i detenuti che sul
palcoscenico hanno trovato un contatto con il mondo.
Attori-professionisti e detenuti attori si incontrano per scoprire che sul palcoscenico
si e' tutti uomini liberi. Cosi' oltre le mura e le inferriate della Casa circondariale
di Rebibbia un piccolo palco e' diventato uno spazio di liberta'.
Il teatro diventa anche un' opportunita' per evadere per qualche ora dalla severita'
del reparto di alta sicurezza dove e' rinchiuso chi sconta lunghe pene detentive.
Ci sono gia' state molte repliche de La Tempesta, oltre 3500 persone, nel piccolo
teatro di Rebibbia, hanno visto lo spettacolo sempre accolto da tantissimi applausi.
Ma ora la sfida e' quella di riuscire a portare lo spettacolo fuori dalle mura
del carcere.
Nel 1895 Oscar Wilde fu condannato a due anni di carcere per comportamento contrario
alla morale pubblica, pena che sconto' nel carcere di reading. Questa terribile
esperienza, dalla quale non si risollevo' piu', tanto che ne mori' pochi anni
dopo, fu all' origine della ballata una delle sue opere piu' autentiche e sincere,
che Wilde firmo' con lo pseudonimo C.3.3. la sua matricola da carcerato. il teatro
puo' essere un valido strumento di recupero sociale e magari un mezzo per favorire
il reinserimento nel mondo del lavoro una volta lasciato il carcere? Ne sono
convinti il ministero della Giustizia e quello per i Beni culturali che hanno
firmato un accordo per sostenere e valorizzare le esperienze fatte in questi
anni.
Natale in Casa Cupiello", "Napoli Milionaria", e ora "La
Tempesta" di Shakespeare, nella versione di Eduardo in napoletano antico.
Sono queste le tappe di un impegno crescente che ha visto protagonista La Compagnia
dei Liberi Artisti Associati, la compagia formata da detenuti della sezione Alta
Sicurezza di Rebibbia Nuovo Complesso, che da quattro anni, in maniera del tutto
autonoma e volontaria si misero insieme per condividere la passione per il teatro.«Un
fondamentale salto di qualità - come ricorda il direttore dell'istituto
romano, Carmelo Cantone - è stato realizzato nel momento in cui il Centro
Studi Enrico Maria Salerno, in particolare nella persona di Fabio Cavalli e Laura
Andreini, ha cominciato ad accompagnare questa esperienza, aiutandola ad affinarsi
e a fare passi importanti in un ambito che oggi possiamo definire di profonda
ricerca artistica ed umana».
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