Letto nella nostra lingua il nome
Cuil non è poi un granchè. Come sempre
però non bisogna fermarsi alle apparenze. Si tratta di una parola che in gaelico
significa conoscenza e che va pronunciata Cool. Ma non è questo il punto. Stiamo
parlando di ben altro: di una delle più straordinarie operazioni di marketing
tecnologico degli ultimi mesi. E cioè di un nuovo motore di ricerca che, nel
giro di sole 48 ore, è stato celebrato come l’avversario dichiarato di Google
da tutta la stampa mondiale. E i suoi promotori sono in effetti tre ex dipendenti
di Google che, in poco più di un paio d’anni, hanno elaborato un progetto
che è riuscito a raccogliere ben 33 milioni di dollari di finanziamenti. La
promessa è stata quella di dar vita a un motore capace di indicizzare 120
miliardi di pagine Web, un numero tre volte superiore a quello dell’affermato
concorrente, leader incontrastato (fino ad oggi) nel campo delle ricerche sul
Web. Insomma su Cuil si dovrebbero trovare molte più cose, molte risposte in
più.
Il lancio pubblicitario del prodotto è stato strepitoso. Migliaia di articoli
pubblicati, discussioni aperte in tutti i forum che sul pianeta si occupano
di tecnologie. Appena il sito è stato presentato al pubblico in molti si sono
scatenati per cercare di saggiarne le potenzialità. Ci sono stati talmente
tanti utenti che il 28 luglio l’indirizzo è diventato irraggiungibile perché sovraccarico.
Anche le verifiche operate successivamente non sono state poi particolarmente
entusiasmanti. Per il momento se si fanno ricerche in italiano Cuil è un mezzo
disastro. Sarà anche capace di vedere un sacco di pagine ma, allo stato attuale
dei fatti, parla soprattutto inglese.
TechCrunch,
un sito specializzato in questo genere di analisi, ha pubblicato un report
che ci dice però che anche in inglese al momento Google fornisce un
numero maggiore di risultati. Per esempio, per la parola dog, il nuovo motore
dà 280
milioni di risposte, il “consolidato rivale” 498 milioni. A parte
il fatto che c’è da chiedersi che senso abbia digitare la parola
cane su un motore di ricerca e quanti siano quelli che poi vanno a vedersi più di
due o tre pagine di risultati, per TechCrunch la “resa” di Cuil non è assolutamente
da buttar via considerando soprattutto che questo motore è all’opera
solo da pochissimo tempo. A favore di Cuil va poi messa in conto pure l’interfaccia
grafica, in stile web 2.0, con un’organizzazione delle risposte ( il cui
ordine non è del tutto chiaro) sicuramente più accattivante delle
fredde schermate di altri motori. Detto questo cerchiamo di capire cosa c’è in
ballo. Ci possono aiutare un paio di dati concernenti Google. Nel 2007 ha realizzato
profitti per 4 miliardi di dollari, registrandone oltre 16 di entrate su un mercato
potenziale che è stimato intorno ai 150 miliardi, sempre di dollari. Sono
cifre da capogiro che ci fanno capire perché i fondatori di Cuil hanno
deciso di mettersi in proprio.
E’ un tema questo della
centralità dei motori sul mercato di internet
di cui ci siamo già occupatiLa questione è collegata a quella della
pubblicità in rete e quindi della divulgazione/gestione dei dati personali
dei navigatori. Cuil promette ( non si sa ancora come) di adottare politiche
di rispetto della privacy più rigorose di quelle di Google. In sé il
proposito è positivo. Vale però la pena di ricordare che già altri
motori si sono impegnati in questa direzione. Così il 14 luglio scorso
il consorzio EuroPrise ( composto da nove organizzazioni specializzate sostenute
dall’ Unione Europea) ha assegnato al metamotore
Ixquick un marchio di qualità che riconosce l’impegno concreto di questo
sito alla cancellazione dei dati personali degli utenti. A differenza di Google,
Ixquick garantisce di non conservare i termini cercati, l’ora della visita,
i link cliccati, l’indirizzo Ip e i cookie contenenti l’id utente.
Insomma non traccia un profilo identificativo del proprio utente a fini pubblicitari.
La notizia avrebbe meritato sicuramente un rilievo maggiore di quella che
ha in realtà ottenuto. Ma così va oggi anche il web: è la
dimensione commerciale che schiaccia tutte le altre.
Roberto Reale