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29 luglio 2008
Motori in Guerra
E’ nato il rivale di Google? Cosa c’è dietro il boom mediatico di Cuil?

Letto nella nostra lingua il nome Cuil non è poi un granchè. Come sempre però non bisogna fermarsi alle apparenze. Si tratta di una parola che in gaelico significa conoscenza e che va pronunciata Cool. Ma non è questo il punto. Stiamo parlando di ben altro: di una delle più straordinarie operazioni di marketing tecnologico degli ultimi mesi. E cioè di un nuovo motore di ricerca che, nel giro di sole 48 ore, è stato celebrato come l’avversario dichiarato di Google da tutta la stampa mondiale. E i suoi promotori sono in effetti tre ex dipendenti di Google che, in poco più di un paio d’anni, hanno elaborato un progetto che è riuscito a raccogliere ben 33 milioni di dollari di finanziamenti. La promessa è stata quella di dar vita a un motore capace di indicizzare 120 miliardi di pagine Web, un numero tre volte superiore a quello dell’affermato concorrente, leader incontrastato (fino ad oggi) nel campo delle ricerche sul Web. Insomma su Cuil si dovrebbero trovare molte più cose, molte risposte in più.

Il lancio pubblicitario del prodotto è stato strepitoso. Migliaia di articoli pubblicati, discussioni aperte in tutti i forum che sul pianeta si occupano di tecnologie. Appena il sito è stato presentato al pubblico in molti si sono scatenati per cercare di saggiarne le potenzialità. Ci sono stati talmente tanti utenti che il 28 luglio l’indirizzo è diventato irraggiungibile perché sovraccarico. Anche le verifiche operate successivamente non sono state poi particolarmente entusiasmanti. Per il momento se si fanno ricerche in italiano Cuil è un mezzo disastro. Sarà anche capace di vedere un sacco di pagine ma, allo stato attuale dei fatti, parla soprattutto inglese. TechCrunch, un sito specializzato in questo genere di analisi, ha pubblicato un report che ci dice però che anche in inglese al momento Google fornisce un numero maggiore di risultati. Per esempio, per la parola dog, il nuovo motore dà 280 milioni di risposte, il “consolidato rivale” 498 milioni. A parte il fatto che c’è da chiedersi che senso abbia digitare la parola cane su un motore di ricerca e quanti siano quelli che poi vanno a vedersi più di due o tre pagine di risultati, per TechCrunch la “resa” di Cuil non è assolutamente da buttar via considerando soprattutto che questo motore è all’opera solo da pochissimo tempo. A favore di Cuil va poi messa in conto pure l’interfaccia grafica, in stile web 2.0, con un’organizzazione delle risposte ( il cui ordine non è del tutto chiaro) sicuramente più accattivante delle fredde schermate di altri motori. Detto questo cerchiamo di capire cosa c’è in ballo. Ci possono aiutare un paio di dati concernenti Google. Nel 2007 ha realizzato profitti per 4 miliardi di dollari, registrandone oltre 16 di entrate su un mercato potenziale che è stimato intorno ai 150 miliardi, sempre di dollari. Sono cifre da capogiro che ci fanno capire perché i fondatori di Cuil hanno deciso di mettersi in proprio.

E’ un tema questo della centralità dei motori sul mercato di internet di cui ci siamo già occupatiLa questione è collegata a quella della pubblicità in rete e quindi della divulgazione/gestione dei dati personali dei navigatori. Cuil promette ( non si sa ancora come) di adottare politiche di rispetto della privacy più rigorose di quelle di Google. In sé il proposito è positivo. Vale però la pena di ricordare che già altri motori si sono impegnati in questa direzione. Così il 14 luglio scorso il consorzio EuroPrise ( composto da nove organizzazioni specializzate sostenute dall’ Unione Europea) ha assegnato al metamotore Ixquick un marchio di qualità che riconosce l’impegno concreto di questo sito alla cancellazione dei dati personali degli utenti. A differenza di Google, Ixquick garantisce di non conservare i termini cercati, l’ora della visita, i link cliccati, l’indirizzo Ip e i cookie contenenti l’id utente. Insomma non traccia un profilo identificativo del proprio utente a fini pubblicitari.

La notizia avrebbe meritato sicuramente un rilievo maggiore di quella che ha in realtà ottenuto. Ma così va oggi anche il web: è la dimensione commerciale che schiaccia tutte le altre.

Roberto Reale