Terra Futura
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Ho comprato una maglietta equo-solidale per aiutare i bambini,
una lattina di coca cola che si ricicla, la Nutella equo-solidale,
delle posate che non si gettano, ma si lavano e riutilizzano. E'
molto più bello fare la spesa qui che fuori>>. Potrebbe
essere lo spot del supermercato di una "terra futura".
Il messaggio promozionale è tutto racchiuso in queste 4 erre: "ridurre" i
consumi, "riutilizzare" e "recuperare" i prodotti "rispettando" l'ambiente
e i diritti di chi li produce.
Così i bambini si divertono e imparano sin da piccoli ad essere
dei consumatori informati e responsabili. A loro e ai tanti giovani
arrivati alla Fortezza da Basso di Firenze si rivolge il monito di "Terra
Futura", la kermesse dell'ecosostenibile, giunta alla quarta
edizione. Una mostra-convegno internazionale con cinquecento aree
espositive e oltre 4 mila enti partecipanti.
Una fiera non solo di utopie. Accanto ai progetti sono tanti
gli esempi concreti. Dal gelato artigianale servito nelle coppette
biodegradabili ai pannolini ricavati da risorse naturali come il
mais. E poi formaggi, salumi, vini: tutto rigorosamente bio.
Una realtà che per la prima volta sbarca anche nel mondo virtuale
di Second Life aprendo una finestra sul tessile equo-solidale e sulla
tutela dei diritti nella lavorazione del cotone.
Sono 350 i ragazzi delle scuole toscane arrivati alla Fortezza
per incontrare il presidente della Regione Claudio Martini davanti
alle telecamere di Mtv. Le loro richieste si sono unite alle dieci
mila voci raccolte nel libro bianco realizzato per la campagna dell'Onu "No
excuse 2015".
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La terra futura che vorrei per mio figlio - spiega Paola Maugeri,
vj di Mtv - è una terra dove le risorse vengano distribuite
in modo più equo. Trovo assolutamente indegno che il 20 per
cento della popolazione mondiale, sfrutti l'86 per cento delle risorse.
Vorrei una terra dove tutti possano avere accesso, non solo ai bisogni
primari, ma anche alla possibilità di sognare. Tu puoi sognare
quando non hai fame e quando non vivi in un paese di guerra. Perché sono
soltanto i sogni che ci permettono di migliorarci nel momento in
cui lottiamo per concretizzarli>>.
Gay e minacciato, oggi è un rifugiato politico
"Se ritornerò in Albania avrò molti problemi,
di lavoro, in famiglia, per strada... E' impossibile: una
persona omosessuale, una volta dichiarata omosessuale, rischia
veramente grosso, perfino anche la vita".
Arben ha 21 anni. In Albania non ci tornerà più,
resterà in Toscana, a Pistoia. L'incubo è svanito,
del tutto. Da alcuni giorni è un rifugiato politico.
Perchè gay e minacciato di morte nel suo Paese. E'
il primo caso in Italia, il secondo in Europa.
"
Ancora oggi e siamo nel 2007 in Albania l'omosessualità è considerata
una malattia", spiega Arben. "Un omosessuale non
può confessare la propria condizione, la vive sempre
male, di nascosto... Anch'io non ho mai osato viverla in
Albania perchè avevo paura, ero terrorizzato.
La scoperta di essera gay a 16 anni. "Non riuscivo a
capire, non sapevo cosa volesse dire essere omosessuale -
racconta Arben - l'ho scoperto solo quando sono arrivato
in Italia, quando ho potuto conoscere altri ragazzi gay come
me. Del resto, rispetto all'Albana l'Italia è un paese
molto democratico e chiunque può vivere tranquillamente
la propria sessualità".
Un'esistenza in due tempi. Divisa tra il passato e il presente.
Ma costellata da ferite aperte, che fanno male. "La
cosa che mi ha fatto e mi fa più soffrire è il
fatto che la mia famiglia non mi accetta per come sono. Voglio
dare loro del tempo, capisco le loro paure, l'incapacità di
comprendere una realtà così distante, però alla
fine io devo fare la mia vita, lontano per il momento dall'Albania.
E, si faccia attenzione, non è che io rinnego il mio
paese, ma è il mio paese che rinnega me".
Non lo hanno invece rinnegato la Regione Toscana, il Centro
antidiscriminazione di Pistoia e l'Arcigay, che hanno spinto
per la concessione dell'asilo politico.
E' questo solo l'ultimo episodio in Toscana di apertura verso
la comunità gay, lesbica e transgender. Da alcuni
anni infatti il nuovo statuto della Regione sancisce l'esistenza
di altre realtà familiari, oltre quella tradizionale,
ed è stata ancora la Toscana la prima regione a garantire
nel 2004 il rispetto del principio di non-discriminazione
in virtù dell'orientamento sessuale e dell'identità di
genere.
Oggi l'ultima iniziativa, il lancio di una task fo
rce arcobaleno
che vigila sull'applicazione dei principi contenuti proprio
in questa legge come racconta Agostino Fragai, assessore
regionale alle Riforme Istituzionali: "Stiamo lavorando
per consentire un diverso modo di avvicinarsi ai temi della
sanità, si è parlato della possibilità di
seguire i propri compagni e compagne a prescindere del legame
giuridico e stiamo lavorando per formare tanto il personale
sanitario quanto amministrativo al tema dell'orientamento
sessuale. Ma soprattutto stiamo formando il personale delle
scuole per evitare che in futuro si ripetano casi drammatici
come quello del 16 di Torino che si è tolto la vita
alcune settimane fa".
Iniziative che hanno incassato il plauso di Arcigay Toscana. "Il
Congresso nazionale di Arcigay - dichiara Bert D'Aragon,
presidente del circolo toscano - ha deciso in questi giorni
di analizzare l'esperienza pilota della Regione Toscana e
di fare proprie tutte le best practices, cioè le buoni
prassi in vigore o al momento in esame, e di trasferirle
ad altre realtà regionali cercando di realizzare delle
iniziative proprio come quelle della Toscana".
La Silicon Valley toscana: il Polo di Navacchio
Che cosa hanno in comune una lampadina intelligente che si
spegne con il telecomando della tv, un naso elettronico
capace di riconoscere le più diverse caratteristiche
organolettiche dell'olio e un cardiofrequenzimetro in uso
alla nazionale di calcio campione del mondo?
Semplice, sono tutti prodotti dell'alta tecnologia toscana.
L'altra faccia di una regione conosciuta nel mondo per le
proprie bellezze artistiche, la buona tavola e la moda. Siamo
a 5 minuti da Pisa, nel cuore del Polo tecnologico di Navacchio.
Una Silicon Valley in miniatura, condensata in 15 mila metri
quadrati di uffici e laboratori, dove un tempo sorgeva una
vecchia distilleria.
"
Siamo partiti nel 2000 con un bel progetto di recupero di
un'area industriale dismessa - ricorda Alessandro Giari,
presidente del Polo tecnologico - L'area si è trasformata
ed ha accolto passo dopo passo nelle nuove strutture del
Polo le imprese tecnologiche della zona ma ha soprattutto
contribuito alla nascita di nuove imprese nel settore delle
tecnologie avanzate".
Sette anni di storia, una cinquantina i nuovi progetti che
hanno visto la luce, grazie a un'attenta condivisione di
idee e risorse.
Oltre 14 milioni di euro di fatturato. Cifre che rendono
l'orgoglio hi-tech della regione il quarto parco tecnologico
per estensione in Italia.
"
Ad oggi nel Polo convivono una sessantina di imprese con
più di 400 persone impiegate, spiega Giari. Il 75
per cento di loro è laureato, l'età media si
attesta attorno ai 33 anni. Condizioni che hanno favorito
e favoriscono la nascita di tecnologie avanzatissime e assicurano
livelli di eccellenza particolarmente sofisticati".
Una scommessa vinta sulla quale puntarono il Comune di Cascina,
la Provincia di Pisa e la Regione Toscana. L'obiettivo: non
disperdere, come spesso accaduto in passato, le professionalità formate
nell'ateneo pisano, dalla facoltà di ingegneria al
centro d'eccellenza del Sant'Anna. Così è stato.
E, a differenza della tendenza nazionale, sono sempre di
più i ricercatori che rientrano dall'estero proprio
per tornare a lavorare a Navacchio, a due passi da casa. "Quattro
anni fa lavoravo a Londra presso Hitachi - spiega Massimiliano
Forliti - poi ho deciso di cogliere questa possibilità di
lavorare a Navacchio, perchè si presentava la possibilità di
crescere in un ambiente stimolante, pieno di prospettive
e dove potevo far valere l'esperienza maturata".
"
Anch'io lavoravo all'estero, in Belgio e tre anni fa ho avuto
l'opportunità di rientrare in Italia grazie alle nuove
possibilità che si sono presentate a Navacchio. Mi è stato
un ottimo posto di lavoro e a tempo indeterminato, con la
prospettiva di mettere a frutto quanto fatto fino a quel
momento all'estero".
Il Polo tecnologico di Navacchio è anche "Incubatore
d'impresa", un laboratorio dove nascono nuove aziende.
Basta avere buone idee e avanzare un progetto. Tutto qui.
E' il Polo a fornire locali, servizi di segreteria, consulenza
finanziaria e amministrativa. E i risultati si vedono: in
due anni sono stati accettati 19 progetti e sono nate otto
nuove aziende.
Carlo Cassola
Carlo Cassola ricorda i luoghi della Toscana che gli hanno
ispirato la scrittura del romanzo “La ragazza di
Bube”. Da “Arti e Scienze – in cerca
di Carlo Cassola negli archivi Rai” di Anna Maria
Cerrato.