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Officina Pegaso
24 maggio 2007

Cammin Leggendo
Gassman recita “Il palio” di Eugenio Montale da “Cammin Leggendo ” (1997).

 

Terra Futura
<< Ho comprato una maglietta equo-solidale per aiutare i bambini, una lattina di coca cola che si ricicla, la Nutella equo-solidale, delle posate che non si gettano, ma si lavano e riutilizzano. E' molto più bello fare la spesa qui che fuori>>. Potrebbe essere lo spot del supermercato di una "terra futura". Il messaggio promozionale è tutto racchiuso in queste 4 erre: "ridurre" i consumi, "riutilizzare" e "recuperare" i prodotti "rispettando" l'ambiente e i diritti di chi li produce.

Così i bambini si divertono e imparano sin da piccoli ad essere dei consumatori informati e responsabili. A loro e ai tanti giovani arrivati alla Fortezza da Basso di Firenze si rivolge il monito di "Terra Futura", la kermesse dell'ecosostenibile, giunta alla quarta edizione. Una mostra-convegno internazionale con cinquecento aree espositive e oltre 4 mila enti partecipanti.
Una fiera non solo di utopie. Accanto ai progetti sono tanti gli esempi concreti. Dal gelato artigianale servito nelle coppette biodegradabili ai pannolini ricavati da risorse naturali come il mais. E poi formaggi, salumi, vini: tutto rigorosamente bio.

Una realtà che per la prima volta sbarca anche nel mondo virtuale di Second Life aprendo una finestra sul tessile equo-solidale e sulla tutela dei diritti nella lavorazione del cotone.
Sono 350 i ragazzi delle scuole toscane arrivati alla Fortezza per incontrare il presidente della Regione Claudio Martini davanti alle telecamere di Mtv. Le loro richieste si sono unite alle dieci mila voci raccolte nel libro bianco realizzato per la campagna dell'Onu "No excuse 2015".

<< La terra futura che vorrei per mio figlio - spiega Paola Maugeri, vj di Mtv - è una terra dove le risorse vengano distribuite in modo più equo. Trovo assolutamente indegno che il 20 per cento della popolazione mondiale, sfrutti l'86 per cento delle risorse. Vorrei una terra dove tutti possano avere accesso, non solo ai bisogni primari, ma anche alla possibilità di sognare. Tu puoi sognare quando non hai fame e quando non vivi in un paese di guerra. Perché sono soltanto i sogni che ci permettono di migliorarci nel momento in cui lottiamo per concretizzarli>>.

Gay e minacciato, oggi è un rifugiato politico
"Se ritornerò in Albania avrò molti problemi, di lavoro, in famiglia, per strada... E' impossibile: una persona omosessuale, una volta dichiarata omosessuale, rischia veramente grosso, perfino anche la vita".

Arben ha 21 anni. In Albania non ci tornerà più, resterà in Toscana, a Pistoia. L'incubo è svanito, del tutto. Da alcuni giorni è un rifugiato politico. Perchè gay e minacciato di morte nel suo Paese. E' il primo caso in Italia, il secondo in Europa.
" Ancora oggi e siamo nel 2007 in Albania l'omosessualità è considerata una malattia", spiega Arben. "Un omosessuale non può confessare la propria condizione, la vive sempre male, di nascosto... Anch'io non ho mai osato viverla in Albania perchè avevo paura, ero terrorizzato.

La scoperta di essera gay a 16 anni. "Non riuscivo a capire, non sapevo cosa volesse dire essere omosessuale - racconta Arben - l'ho scoperto solo quando sono arrivato in Italia, quando ho potuto conoscere altri ragazzi gay come me. Del resto, rispetto all'Albana l'Italia è un paese molto democratico e chiunque può vivere tranquillamente la propria sessualità".
Un'esistenza in due tempi. Divisa tra il passato e il presente. Ma costellata da ferite aperte, che fanno male. "La cosa che mi ha fatto e mi fa più soffrire è il fatto che la mia famiglia non mi accetta per come sono. Voglio dare loro del tempo, capisco le loro paure, l'incapacità di comprendere una realtà così distante, però alla fine io devo fare la mia vita, lontano per il momento dall'Albania. E, si faccia attenzione, non è che io rinnego il mio paese, ma è il mio paese che rinnega me".

Non lo hanno invece rinnegato la Regione Toscana, il Centro antidiscriminazione di Pistoia e l'Arcigay, che hanno spinto per la concessione dell'asilo politico.
E' questo solo l'ultimo episodio in Toscana di apertura verso la comunità gay, lesbica e transgender. Da alcuni anni infatti il nuovo statuto della Regione sancisce l'esistenza di altre realtà familiari, oltre quella tradizionale, ed è stata ancora la Toscana la prima regione a garantire nel 2004 il rispetto del principio di non-discriminazione in virtù dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere.

Oggi l'ultima iniziativa, il lancio di una task fo rce arcobaleno che vigila sull'applicazione dei principi contenuti proprio in questa legge come racconta Agostino Fragai, assessore regionale alle Riforme Istituzionali: "Stiamo lavorando per consentire un diverso modo di avvicinarsi ai temi della sanità, si è parlato della possibilità di seguire i propri compagni e compagne a prescindere del legame giuridico e stiamo lavorando per formare tanto il personale sanitario quanto amministrativo al tema dell'orientamento sessuale. Ma soprattutto stiamo formando il personale delle scuole per evitare che in futuro si ripetano casi drammatici come quello del 16 di Torino che si è tolto la vita alcune settimane fa".
Iniziative che hanno incassato il plauso di Arcigay Toscana. "Il Congresso nazionale di Arcigay - dichiara Bert D'Aragon, presidente del circolo toscano - ha deciso in questi giorni di analizzare l'esperienza pilota della Regione Toscana e di fare proprie tutte le best practices, cioè le buoni prassi in vigore o al momento in esame, e di trasferirle ad altre realtà regionali cercando di realizzare delle iniziative proprio come quelle della Toscana".

La Silicon Valley toscana: il Polo di Navacchio
Che cosa hanno in comune una lampadina intelligente che si spegne con il telecomando della tv, un naso elettronico capace di riconoscere le più diverse caratteristiche organolettiche dell'olio e un cardiofrequenzimetro in uso alla nazionale di calcio campione del mondo?
Semplice, sono tutti prodotti dell'alta tecnologia toscana. L'altra faccia di una regione conosciuta nel mondo per le proprie bellezze artistiche, la buona tavola e la moda. Siamo a 5 minuti da Pisa, nel cuore del Polo tecnologico di Navacchio.
Una Silicon Valley in miniatura, condensata in 15 mila metri quadrati di uffici e laboratori, dove un tempo sorgeva una vecchia distilleria.
" Siamo partiti nel 2000 con un bel progetto di recupero di un'area industriale dismessa - ricorda Alessandro Giari, presidente del Polo tecnologico - L'area si è trasformata ed ha accolto passo dopo passo nelle nuove strutture del Polo le imprese tecnologiche della zona ma ha soprattutto contribuito alla nascita di nuove imprese nel settore delle tecnologie avanzate".

Sette anni di storia, una cinquantina i nuovi progetti che hanno visto la luce, grazie a un'attenta condivisione di idee e risorse.
Oltre 14 milioni di euro di fatturato. Cifre che rendono l'orgoglio hi-tech della regione il quarto parco tecnologico per estensione in Italia.
" Ad oggi nel Polo convivono una sessantina di imprese con più di 400 persone impiegate, spiega Giari. Il 75 per cento di loro è laureato, l'età media si attesta attorno ai 33 anni. Condizioni che hanno favorito e favoriscono la nascita di tecnologie avanzatissime e assicurano livelli di eccellenza particolarmente sofisticati".

Una scommessa vinta sulla quale puntarono il Comune di Cascina, la Provincia di Pisa e la Regione Toscana. L'obiettivo: non disperdere, come spesso accaduto in passato, le professionalità formate nell'ateneo pisano, dalla facoltà di ingegneria al centro d'eccellenza del Sant'Anna. Così è stato. E, a differenza della tendenza nazionale, sono sempre di più i ricercatori che rientrano dall'estero proprio per tornare a lavorare a Navacchio, a due passi da casa. "Quattro anni fa lavoravo a Londra presso Hitachi - spiega Massimiliano Forliti - poi ho deciso di cogliere questa possibilità di lavorare a Navacchio, perchè si presentava la possibilità di crescere in un ambiente stimolante, pieno di prospettive e dove potevo far valere l'esperienza maturata".

" Anch'io lavoravo all'estero, in Belgio e tre anni fa ho avuto l'opportunità di rientrare in Italia grazie alle nuove possibilità che si sono presentate a Navacchio. Mi è stato un ottimo posto di lavoro e a tempo indeterminato, con la prospettiva di mettere a frutto quanto fatto fino a quel momento all'estero".
Il Polo tecnologico di Navacchio è anche "Incubatore d'impresa", un laboratorio dove nascono nuove aziende. Basta avere buone idee e avanzare un progetto. Tutto qui. E' il Polo a fornire locali, servizi di segreteria, consulenza finanziaria e amministrativa. E i risultati si vedono: in due anni sono stati accettati 19 progetti e sono nate otto nuove aziende.

Carlo Cassola
Carlo Cassola ricorda i luoghi della Toscana che gli hanno ispirato la scrittura del romanzo “La ragazza di Bube”. Da “Arti e Scienze – in cerca di Carlo Cassola negli archivi Rai” di Anna Maria Cerrato.