E’ il primo progetto in Italia a realizzare un sistema
certificato di rintracciabilità per i prodotti ittici, una certificazione
dalla rete alla tavola.
Un cliente come fa ad avere la certezza che il pesce ordinato al
ristorante è veramente fresco e di qualità? "Il
cliente sa - ha garantito
Vittorio Pari, un ristoratore di Rimini
- che il nostro ristorante ha il bollino blu. E’ quindi certo
e consapevole di poter gustare un prodotto fresco, prelibato e controllato,
in un percorso di certificazione." Si tratta del progetto
Filiera
Ittica, il primo in Italia a creare un marchio certificato di rintracciabilità dei
prodotti ittici. Coinvolge non solo pescatori e pescherie, ma anche
la ristorazione. Il bollino blu, infatti, viene assegnato solo ai
ristoranti (un centinaio attualmente), che si riforniscono di prodotti
con il marchio
Filiera Ittica. Anche la grande distribuzione sta aderendo
all'iniziativa, stipulando accordi per la commercializzazione dei
prodotti ittici con questo marchio. Ma il presidente dell' Organizzazione
Interprofessionale
Filiera Ittica,
Edi Sommariva, ha puntualizzato
che
Filiera Ittica "non è solo un marchio di qualità di
prodotto, ma è un marchio di qualità di processo. E'
questo il fatto innovativo di questo progetto." Perché la
qualità del pesce comincia a bordo dei pescherecci, con disciplinari
e comportamenti idonei e certificati, e si estende su tutto il percorso,
che il prodotto compie.
"La garanzia - ha spiegato
Enzo Fornaro, responsabile esecutivo
progetto
Filiera Ittica - è certificata da un ente terzo. E noi, in un colpo solo,
abbiamo messo insieme chi produce, chi trasferisce il prodotto e chi lo presenta
al consumatore." Il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali,
Paolo de Castro, ha evidenziato che "questo progetto dà maggiori
garanzie al consumatore (fornendo appunto un prodotto certificato) e, contemporaneamente,
dà anche un maggior valore alle nostre imprese, che così avranno
un valore aggiunto, un'occasione di valorizzazione dei prodotti. Questo è quello
di cui le nostre imprese hanno bisogno, soprattutto oggi, che il costo dei carburanti
le sta mettendo in ginocchio."

Il prodotto certificato, viene identificato dal lotto di appartenenza, che permette di risalire, per via telematica, all'imbarcazione e luogo o azienda da cui deriva, momento di cattura e di arrivo, quantità pescata e arrivata. "Indubbiamente - ha precisato
Edi
Sommariva - applicare disciplinari, fare formazione, ha messo in difficoltà qualche impresa, soprattutto quelle di più piccole dimensioni e meno preparate, però, ci conforta il fatto che, nonostante i sacrifici, e grazie all'impegno di tutti, il progetto ha visto finalmente la luce." Attualmente coinvolge 10 organizzazioni di produttori, di quattro regioni: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna e Marche. "Si va pian pianino - ha commentato
Paolo
de Castro – Oggi 4 regioni con questo progetto, altre regioni si stanno affiancando, altre iniziative ci sono, credo che vadano tutte nella direzione di seguire i nuovi orientamenti comunitari, ma anche, contemporaneamente, di dare una spinta alla capacità organizzativa delle filiere."
Ed
Edi
Sommariva ha aggiunto: "Credo proprio che sia uno dei progetti unici in Europa e noi siamo molto orgogliosi di averlo fatto e siamo convinti che lavorando insieme si evitano le contraddizioni e i conflitti e si fa l'interesse del consumatore." E magari anche dei pescatori, che offrendo un prodotto certificato, sicuro e di qualità possono guadagnarsi un miglior posizionamento nel mercato.
Il sistema di rintracciabilità e certificazione di filiera per i prodotti ittici, è stato promosso dall'Organizzazione Interprofessionale
Filiera
Ittica, un'organizzazione riconosciuta dall'Unione europea, ed è finanziato con fondi comunitari, erogati dal ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali.