45 anni portati benissimo, il Vinitaly si attesta come la fiera vinicola più importante del mondo e anche quest’anno l’aumento dei visitatori la conferma come la piazza più ambita per chi vuole conoscere nuovi vini e promuovere le migliori produzioni italiane. Come ci spiega il direttore dell’Associazione Enologi Italiani Giuseppe Martelli - Questa bottiglia nasce dall’unione ideale simbolica di tutte le regioni d’Italia, in quanto il contenuto di questa bottiglia, fatto dall’Associazione enologi italiani, è dato da un vino bianco e un vino rosso in rappresentanza di ogni regione e indicato dai rappresentanti degli assessorati all’agricoltura. Li abbiamo assemblati in modo sapiente ottenendo un prodotto che rispecchia la tradizione, la qualità e soprattutto l’importanza del settore vitivinicolo italiano.
Il Vinitaly è il luogo dove anche le piccole ed eccelse realtà possono farsi conoscere, il posto per confrontarsi per i produttori di lungo corso, come è successo all’azienda agricola biologica il Cavalierino di Aurelio Busani - È stata premiata l’idea del cavallino sopra la botta che in maniera sintetica rappresenta la lotta contro i giganti del vino, in quanto noi siamo una piccola cantina biologica, a Montepulciano, e ci stiamo affermando sul mercato sia per la bontà del vino che per l’idea dell’etichetta che è vincente.
Ma anche a Donna fugata, cantina storica con a capo Josè Rallo – il Vinitaly resta la fiera del vino italiano per antonomasia, c’è chi nel mondo vuole conoscere lo stato dell’arte del vino italiano deve venire qui, e viene effettivamente qui. Per noi è un momento di confronto con la domanda mondiale e di confronto con i nostri competitor.
L’Italia ha un piccolo territorio, ma un grande potenziale espresso dalle sue tradizioni regionali. La crisi che ha colpito l’Italia e gli altri paesi per noi non ha inciso molto nel Conegliano – Valdobbiadene – ci racconta Federico Dal Bianco produttore del prosecco - dal momento che un vino come il prosecco superiore ha venduto bene anche negli ultimi due anni. Per le regioni come la Puglia – conferma Luigi Rubino delle tenute Rubino - il Vinitaly è un’opportunità verso il mondo, è una vetrina aperta al mercato nazionale e a quelli esteri, che ci vengono a trovare in quest’occasione.
Per Antonio Santarelli, dell’azienda Casale del Giglio – Sono quasi trent’anni che veniamo al Vinitaly, ho iniziato da ragazzo sulle orme paterne e continuiamo a venire perché la reputiamo la più importante rassegna al mondo per far conoscere il vino di qualità. Abbiamo lavorato prima nel nostro territorio, abbiamo consolidato la nostra presenza a Roma e nel Lazio, ci stiamo aprendo sul mercato nazionale e ovviamente verso l’estero. Quindi Vinitaly rappresenta la piattaforma ideale.
Il mercato vinicolo italiano esercita una forte attrattiva sul mercato estero, quest’anno al Vinitaly c’è stata un’affluenza maggiorata del 10% con l’aumento del 42% di compratori stranieri. A noi compete interpretare le loro esigenze – ha sottolineato il presidente di Veronafiere Ettore Riello – oggi visto il numero elevato di aziende medie e piccole arrivare nei mercati internazionali è complicato quindi Vinitaly è un luogo ideale per incontrare i compratori esteri e favorire pertanto la veicolazione di questi prodotti in giro per il mondo.
Non poteva mancare il supporto del Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali Riccardo Deserti, Direttore generale sviluppo agroalimentare, qualità e tutela del consumatore - La presenza del Ministero al Vinitaly è una presenza importante, qui troviamo tutte le imprese rappresentative italiane ma anche tutte le regioni, ed è quindi un’occasione per il Ministero di dialogare con tutte queste realtà.
Sia da parte dell’istituzione che dall’associazione dei viticoltori ci sono segnali di una ripresa sensibile del mercato, ma ancora si può lavorare per rafforzare la nostra presenza all’estero. Come sottolinea Maurizio Gardini Presidente di Confcooperative - Dobbiamo assolutamente investire sull’organizzazione dell’offerta, su una maggiore concentrazione per aggredire i mercati ed essere più protagonisti sullo scenario globale, una minore burocrazia e quindi investire sullo sviluppo o sui costi, di controlli spesso eccessivi, anche se non vogliamo certamente eludere i controlli e poi più promozione e più risorse.
Il motore del Vinitaly è la sua capacità organizzativa e di produzione, ma l’energia che lo fa muovere è quella dei piccoli, medi e grandi produttori italiani che ogni giorno portano sulle tavole del mondo la nostra migliore bandiera.