Nonostante il profondo segreto su questo argomento, una organizzazione
non governativa americana, la NRDC (Natural Resources Defense Council),
ha pubblicato la mappa degli ordigni atomici presenti in Europa e in
Italia: si tratta di circa 480 atomiche in Europa e 90 in Italia.
Rainews24 ha intervistato negli Stati Uniti Hans M. Krinstensen, l’autore
del rapporto sulle atomiche in Europa per la NRDC.
Rainews24 ha anche intervistato alcuni dei cittadini di Aviano che hanno
citato in giudizio civile il Governo degli Stati Uniti con la richiesta
che vengano rimosse le armi atomiche presenti ad Aviano, perché -
secondo loro - “pericolose ed in contrasto con il Trattato di
Non Proliferazione Nucleare, sottoscritto e ratificato dall’Italia,
che sancisce l’obbligo per il nostro paese di non ospitare ordigni
nucleari e per un paese nucleare, come gli USA, l’obbligo di non
dispiegare tali armamenti al di fuori del proprio territorio”.
Impossibile sbarazzarsi degli ordigni atomici nel nostro paese?
Rainews24 ha intervistato l’ex ministro della Difesa e l’ex
ministro della Giustizia greco che hanno promosso il trasferimento
al di fuori del paese degli ordigni nucleari Nato presenti.
Nazioni come la Grecia o il Canada hanno deciso di non mantenere
le bombe nucleari e se ne sono liberati rapidamente. Anche il Parlamento
Belga ha richiesto al Governo di prendere una decisione simile e anche
la stessa Germania ha cominciato a discuterne in Parlamento. Il Direttore
del Gruppo di Pianificazione Nucleare della Nato Guy Roberts, intervistato
da Rainews24, ha dichiarato: “..Ogni decisione in questo campo è rimessa
alla sovranità nazionale. Ogni nazione è libera di decidere
se intende o meno partecipare attivamente alla gestione condivisa
dei dispositivi nucleari.”
Oltre ai 50 ordigni nella base di Aviano, Rainews24 ha avuto conferma
di 40 ordigni atomici anche nella base di Ghedi, vicino a Brescia,
una base italiana che non dovrebbe detenere o utilizzare ordigni nucleari,
secondo il trattato di non proliferazione nucleare, più volte
sottoscritto dal nostro paese.
Ma quale può essere la necessità di stoccare nelle
basi italiane bombe atomiche come le B-61, che hanno, secondo Krinstensen,
un tempo di attivazione addirittura di alcuni mesi? Secondo le opinioni
raccolte di Rainews24 il vero rischio potrebbe essere quello che le
attuali testate nucleari vecchie ed obsolete vengano sostituite da
nuovi ordigni nucleari più piccoli e di potenza scalabile che
potrebbero aggirare i vincoli dei vecchi trattati di non proliferazione
ed essere utilizzati potenzialmente contro i paesi del medio oriente.