“NOSTRO
FIGLIO UCCISO DAL FUOCO AMICO”
di Sigfrido Ranucci a
cura di Maurizio Torrealta

Durante la trasmissione di ” Eroi senza medaglie”,
l’inchiesta di Sigfrido Ranucci (curata da Maurizio
Torrealta) , sui motivi del mancato assegnamento delle
medaglie d'oro ai caduti di Nassirija e sulla reale dinamica
della strage, è stato mostrato un video inedito
nel quale si udiva l’ esplosione di un deposito
di munizioni italiane proprio dopo l’esplosione
dell’ autobomba. Dopo aver visto questa inchiesta
in televisione, i genitori di uno dei militari uccisi,
hanno contattato la redazione di rainews24 perché si
sono resi conto che il loro figlio era stato ucciso dall’ esplosione
di quel deposito di munizioni collocato proprio all’ entrata
della base e non dalla autobomba.
Maria Ferraro, la madre del Caporale maggiore Emanuele,
parla dopo un silenzio durato più di due anni
, consumato nell’attesa di informazioni ufficiali
sulla morte del figlio . Informazioni mai arrivate. La
signora Ferraro, mettendo insieme i frammenti di notizie
ricevute dai commilitoni del figlio, arriva alla conclusione
che Emanuele è stato ucciso dalle pallottole italiane
depositate nella cosiddetta “riservetta”. “All’inizio
mi è stato detto” racconta la madre “ che
mio figlio era stato colpito da tre pallottole, quando
ho chiesto se si trattava di pallottole di kalashnikov
, mi è stato risposto che non erano pallottole
di quel tipo.” Dario Ferraro , il padre
di Emanuele, racconta di aver visto il corpo del figlio,
nella bara,
intatto, senza traccia di bruciature né di altre
lesioni. Il caricatore del fucile mitragliatore di Emanuele
era stato trovato con alcuni colpi sparati, questo particolare
aveva fatto sì che Emanuele venisse proposto per
la medaglia al valore militare perché aveva risposto
all’ attacco nemico. Ma la medaglia non arrivò mai.
I genitori di Emanuele, pur pensando che sarebbe giusto
onorare tutti militari uccisi a Nassirija con la medaglia
al valore militare perché caduti nella difesa
della propria bandiera, esigono che venga detta la verità sulla
reale dinamica della strage e che ne siano individuate
le responsabilità. Il padre di Emanuele chiude
l’ intervista dicendo” si racconti
anche la verità su come venivano accolti i nostri
soldati quando lanciavano biscotti ai bambini… quello
che ricevevano erano sassi, la popolazione locale li
accoglieva
con il lancio di sassi….”
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