L’ avvocato
Susan Burque conferma che l’ incappucciato e’ quello
intervistato da Rai News 24 che ha pubblicato la foto
con la mano deforme.
Nell’ intervista al New York Times, per una svista
era stata pubblicata la foto di un altro prigioniero.
“Stanno cercando di insabbiare l' indagine
sulle torture avvenute ad Abu Ghraib chiedendo soltanto
a persone che sono ancora sotto il loro controllo di
raccontare di non essere stati sottoposti a questi trattamenti,
come ad esempio le scosse elettriche, e coprire in questo
modo la loro condotta.” e’ la denuncia a
Rai News 24 di Susan Burque, l’ avvocato americano
che difende Ali al Kaisi e un'altra sessantina di prigionieri
torturati ad Abu Ghraib. La Burque e’ intervenuta
anche sulle recenti polemiche tra la rivista americana
on line, Salon e il New York Times sull’ identita’ di
Ali Al Kaisi quale ritratto nelle foto simbolo incappucciato
e con gli elettrodi alle mani. La Burque ha confermato
che Ali Al Kaisi e’ stato elettrizzato e incappucciato
e che e’ stato fotografato in quella posizione,
cosi come mostrato da Rai News 24.
Se ci limitiamo ad
analizzare esclusivamente le foto, c'e' almeno una foto
che 'ritrae la sua mano deforme – ha detto
la Burque esaminando le foto pubblicate dal sito di Rai
News 24. – Mentre
per una semplice svista quando ha incontrato il NYT e'
stato intervistato con in mano una fotografia che probabilmente
ritrae Gilligan ( un altro prigioniero incappucciato). “Abbiamo
interrogato altri detenuti che sono stati sottoposti
alle scosse elettriche e altre dozzine di persone costrette
a stare in piedi e torturate negli stessi modi descritti
da Al Kaisi . Anche se lui ed altri, nell'ala piu dura
del carcere, sono stati sottoposti agli abusi piu' pesanti.
L'articolo di Salon e' basato sulle informazioni ricevute
dalla polizia militare, che e' parte dei torturatori,
quindi dal mio punto di vista non e' una fonte particolarmente
credibile .” ha continuato l’avvocato
americano che ha ricordato come Cris Grey, portavoce
del commando
investigativo criminale dell' esercito, sostiene che
alla fine e' risultato che una sola persona sia stata
trattata con le scosse elettriche, ma in realta’ non
sono mai state interrogate altre presunte vittime. Siamo
andati in Kuwait nel Giugno del 2005, dove abbiamo parlato
con le due persone responsabili del "detainee abuse
task force.- ha detto la Burque a rai news 24
- quello
che abbiamo imparato in quell'occasione e' che non hanno
alcun genuino interesse di indagare approfonditamente
sui molti, molti crimini che sono stati commessi in queste
prigioni . L’ avvocato ha poi mostrato
un documento del dipartimento della difesa che dimostra
come l'uso
delle scosse elettriche facesse parte delle tecniche
di interrogazione: il documento datato 18 agosto 2003,
e ottenuto attraverso il Freedom of Information act,
che ha una "wish list" (lista di cose desiderate
- NDR) alla fine della pagina tra le tecniche si parla
di "elettroesecuzione a basso voltaggio". “Quindi
abbiamo qui un riscontro credibile che arriva direttamente
dal governo che dimostra l'uso delle scosse elettriche.
|