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L'attacco de "Il Foglio" di Giuliano Ferrara: «Raibufale24 international»
L'editoriale de Il Foglio: «Ranucci e il Times sentono l'incappucciato di Abu Ghraib, ma non era lui»
La prova fotografica
Le tre foto e il breve filmato che pubblichiamo costituiscono un documento per confrontare l'immagine tratta dal filmato dell'inchiesta con quella, pubblicata da centinaia di testate in tutto il mondo, che ritrae Al Qaisi, incappucciato e prigioniero.
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pubblicato il 15 Marzo 2006| - - - - | torna alla homepage dell'inchiesta "Il fantasma di Abu Ghraib"

RAI NEWS 24 RISPONDE A "IL FOGLIO"
IN MERITO ALL'INTERVISTA DELL'EX DETENUTO INCAPPUCCIATO AD ABU GHRAIB

"Il Foglio" ha accusato in un editoriale Rai News 24 di avere intervistato un ex detenuto del carcere di Abu Ghraib, Al Kaisi, presentandolo come l’uomo della foto-simbolo, mentre invece si sarebbe trattato di un’altra persona.

La risposta del direttore, Roberto Morrione

"Le nostre inchieste – precisa Morrione - devono dare molto fastidio a qualcuno anche in Italia, se "Il Foglio", come se fosse una house organ del Pentagono, ha costruito un attacco a Rai News 24, dove l’abbondanza degli insulti si intreccia a capziose insinuazioni dal sapore diffamatorio.

Il Pentagono, peraltro, non ha mai contestato la veridicità di quanto emerso dall’intervista di Sigfrido Ranucci e da quella del New York Times all’ex prigioniero di Abu Ghraib.

Mentre ha ufficialmente confermato l’uso del fosforo bianco nella battaglia di Falluja, documentato dalla nostra inchiesta del novembre scorso e che "Il Foglio", unico esempio al mondo, si ostina ancora pervicacemente a ignorare.

Riguardo alle due inchieste, Rai News 24 precisa:

1. Al Kaisi è stato riconosciuto da Amnesty International, Human Right Watch, e da diverse Ong europee come uno dei prigionieri incappucciati ritratti nelle foto pubblicate. Nel settembre scorso era stato intervistato da altri organi di stampa americani come la tv pubblica Pbs, dal settimanale Vanity Fair e anche da quelli italiani quali il Manifesto e Repubblica che ne avevano controllato l’identità. In più Al Kaisi come prigioniero di Abu Gharib ha il numero di matricola 151716, quindi non esistono dubbi sulla sua permanenza nel carcere iracheno e sulla sua qualità di testimone diretto di quanto è successo. Inoltre al Kaisi è anche il presidente dell’associazione dei prigionieri fuoriusciti dalle carceri controllate dagli americani che conta circa 4.500 iscritti.

2. Prendiamo atto con piacere che non vengono messi in discussione i contenuti dell’intervista e gli orrori commessi all’interno delle carceri, argomento del quale ci sarebbe piaciuto si fosse parlato di più. Il fatto che ci siano poi stati altri prigionieri fotografati con il cappuccio e che asseriscono di essere quelli rappresentati nella foto simbolo, non diminuisce l’orrore, casomai l’aumenta, visto che appare certo che furono in centinaia ad essere coperti con il cappuccio.

3. Sulla presenza di italiani tra chi conduceva gli interrogatori dei prigionieri, a parte la debole smentita del governo italiano, Rai News 24 ha intervistato l’avvocato americano Susan Burque (nota bolscevica) che tutela centinaia di prigionieri torturati ad Abu Gharib e che ha fatto investigazioni sui contractors, la quale ha dichiarato probabile, in base alle sue informazioni, la presenza di contractors italiani.

4. Appare riduttivo e pretestuoso dibattere sul fatto se Al Kaisi fosse proprio quello della foto simbolo o uno dei tanti incappucciati in quel carcere dell’orrore. È la prima volta che una vittima di Abu Ghraib denuncia in televisione le umiliazioni e gli abusi subiti, raccontando una macchia che l’occidente faticherà a cancellare dall’animo. Ebbene l’orrore è sparito dai dibattiti giornalistici: é forse un modo di lavarsi la coscienza, di nascondere pure quella sotto un gran cappuccio.

5. Falso anche quanto scritto riguardo all’inchiesta sull’uso del fosforo bianco a Fallujah, che secondo l’ editorialista del Foglio sarebbe finita in "barzelletta". Non é della stessa opinione il Parlamento europeo che ha chiesto una commissione d’inchiesta, con voto trasversale. E non c’è stata nessuna smentita da parte di Jeff Englehart, il marine che ha ammesso l’uso del fosforo, davanti al portavoce del Pentagono, durante una trasmissione di Democracy Now. La sua intervista originale é peraltro ascoltabile sul sito di Rai News 24. Anche gli strateghi militari sono stati zittiti da quanto dichiarato alla BBC dal portavoce del Pentagono, Barry Venable, che ha ammesso l’uso del fosforo per uccidere.

6. Falsa infine la notizia che i giornalisti embedded non abbiano parlato dell’utilizzo dell’agente chimico. Rai News 24 ha intervistato l’inviato della BBC a Nassirya (noto bolscevico) Adam Mynott, che ha detto di aver visto 30 morti tra i civili, bruciati dal fosforo dei marines.

Quanto alle "bufale", quelle attribuite a Rai News 24 sono una pura calunnia facilmente smontabile, mentre le panzane a suo tempo diffuse dal Foglio, come l’esistenza in Iraq di "armi di distruzione di massa", sono state smentite dalla Storia. Queste bufale, purtroppo, non sono finite in barzelletta.


Roberto Morrione – Direttore Rai News 24
Roma, 15 marzo 2006

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