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21 ottobre 2006

Chi sta lavorando sulla fusione fredda?

Abbiamo potuto verificare che molte societa' - anche dai nomi importanti - hanno investito e stanno investendo sullo studio della cosiddette reazioni nucleari a temperatura ambiente.

La cosa interessante e' che nessuna di queste compagnie ama essere associata alla "famigerata" fusione fredda: lo fanno ma - quasi sempre - non lo dicono.

La prima e' stata la Toyota. Gia' all'inizio degli anni '90 creo' un laboratorio nel Sud della Francia, dove chiamo' a lavorare anche gli stessi padri della fusione fredda, Fleischmann e Pons.

Un'altra giapponese, la Mitsubishi Heavy Industries, ha scelto un'altra strada, quella delle trasmutazioni nucleari.

I tecnici Mitsubishi sono riusciti a trasformare elementi radioattivi in altri elementi, questa volta inerti: seguendo questa strada si potrebbe pensare a un sistema per la definitiva messa in sicurezza delle scorie delle centrali nucleari.

Esiste un progetto per applicare il sistema Mitsubishi in Italia. La sperimentazione - coordinata dal fisico del Laboratorio Nazionale di Frascati Francesco Celani - verrebbe fatta nel Centro Sviluppo Materiali (CSM) di Castel Romano, alle porte di Roma, mentre per l'impianto industriale si pensa a un sito in Umbria.

St Microelectronics e Pirelli hanno manifestato disponibilita' a partecipare al progetto italo-giapponese ma per ragioni economiche e politiche per ora e' tutto fermo.

Nei Laboratori Pirelli della Bicocca - a Milano - dieci ricercatori lavorano sulla fusione fredda. Pirelli - insieme al gruppo Moratti - e' stata una delle prime compagnie in Italia a investire sulla ricerca, gia' negli anni '90. Come d'altra parte ha fatto FIAT, sia pure con discrezione.

Gli americani sono gli unici a sbilanciarsi su una data: "entro il 2007 presenteremo alcuni prototipi piuttosto eccitanti", annunciano i californiani di "D2FUSION", una societa' quotata in borsa e legata ai piu' importanti centri di ricerca militari degli Stati Uniti.

Se dobbiamo credere alle promesse, dai laboratori della silicon valley usciranno presto piccoli moduli per il riscaldamento domestico, di potenza compresa tra uno e tre chilowatt. "Saranno molto ecologici e molto economici - dicono - visto che saranno alimentati ad acqua"

Entro pochi mesi si aspetta anche il rapporto dell'Agenzia statunitense per i progetti di ricerca avanzati in campo militare (DARPA, US Defense Advanced Projects Research Agency). I risultati sono ancora riservati ma - da quanto Rainews24 ha appreso - potrebbero segnare una forte accelerazione a favore degli studi sulla fusione fredda.

E poi c'e' la Cina.
In Cina ci sono oltre 20 ricercatori al lavoro sulla fusione fredda, divisi in sei gruppi. Sei laboratori che competono tra loro per arrivare per primi al risultato finale, grazie anche al rapporto preferenziale che si e' creato tra laboratori cinesi e centri di ricerca francesi. L'asse tra Pechino e Parigi si candida a sfidare anche in questo campo la supremazia tecnologica degli Stati Uniti.

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