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12 febbraio 2007

GUERRA CIVILE IN IRAQ.
Strategia per fare a pezzi una nazione

di Flaviano Masella
a cura di Maurizio Torrealta

In che situazione è l'Iraq? Perché l’amministrazione Bush evita di usare il termine “guerra civile”, quando Iracheni combattono contro altri Iracheni?

Le vittime quotidiane della violenza settaria che contrappone sunniti a sciiti e a curdi hanno raggiunto la cifra di cento al giorno, secondo dati forniti dalle Nazioni Unite.

Questo numero aumenta costantemente: nel primo mese del 2007 in Iraq sono morti quasi 2.000 civili, la maggior parte dei quali in scontri legati ad appartenenza religiosa.

Quale è la genesi di questa violenza, come è nata, quali sono state le tappe che hanno spinto il paese verso la guerra civile?

La situazione è andata precipitando dopo l'attacco alla moschea di Samarra, uno dei luoghi più sacri dello sciismo islamico. Un attentato concepito per innescare le rappresaglie da parte degli sciiti iracheni, come è puntualmente avvenuto.

Squadroni della morte, unità oltranziste salafite wahabite vicine ad al Qaeda, combattenti della resistenza, vicini al vecchio regime di Saddam Hussein, questi gruppi sembrano avere preso il sopravvento sulla capacità della forza multinazionale di imporre l’ordine. I militari americani ammettono che le forze di sicurezza irachene, addestrate per anni, sono o incapaci di far fronte alla situazione, o sono infiltrate dalle stesse milizie che dovrebbero combattere.

Quale è la situazione all’interno dei singoli gruppi religiosi? Quante sono le anime politiche degli sciiti? E quali quelli dei sunniti?

A Washington Repubblicani e Democratici si danno battaglia al Congresso per decidere modalità e tempi per il ritiro delle truppe. Bush insiste nella richiesta di invio di nuovi soldati.

In Iraq continua l'esodo della popolazione. I rifugiati sono già più di un milione e aumenta la tendenza degli abitanti di una città a raggrupparsi per ragioni di sicurezza in quartieri omogenei, e il paese va sempre più verso tendenze secessioniste. Sarà questa divisione, la soluzione politica che riappacificherà l’area, o questa violenza sfuggirà di mano agli stessi apprendisti stregoni che l’hanno evocata?


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Civil war in Iraq



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