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Il magistrato ha chiesto ai giudici di mandare gli atti alla Corte costituzionale per dichiarare la nullità della norma entrata in vigore il 26 luglio scorso per tutelare la alte cariche dello Stato.
Chiesta la sospensione del processo
Roma, 26-09-2008
Il pm milanese Fabio De Pasquale ha sollevato oggi un'eccezione di incostituzionalità del lodo Alfano nel processo che vede imputato tra gli altri il premier Silvio Berlusconi per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset.
Il pm ha chiesto ai giudici di mandare gli atti alla Corte costituzionale per dichiarare la nullità della norma entrata in vigore il 26 luglio scorso per tutelare la alte cariche dello Stato. Lo stesso pm ha chiesto ai giudici di dichiarare la sospensione del processo solo per l'imputato Berlusconi e di procedere oltre per gli altri 11 imputati.
Secondo il pm il lodo Alfano contrasta con la Costituzione in relazione all'articolo 3, uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Il riferimento è alla irragionevolezza, perché il lodo sospende i processi per tutti i reati e automaticamente, senza considerare la fase in cui si trovano i procedimenti. Il pm ha poi ricordato la violazione dell'articolo 136, cioè del giudicato costituzionale in relazione alla sentenza del 2004 con cui era stato bocciato il lodo Schifani. Infine il rappresentante dell'accusa ha ricordato che al lodo Alfano si è arrivati con una legge ordinaria e non con una legge di revisione costituzionale.
La replica dei legali di Berlusconi
Secondo l'avvocato Nicolò Ghedini la costituzionalità del lodo Alfano sarebbe dimostrata, tra le altre cose, dalle dichiarazioni che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, fece all'indomani della sua approvazione, il 28 luglio scorso. Ghedini ha ricordato che in quella occasione il Capo dello Stato spiegò che nel promulgare la norma aveva tenuto in considerazione come "unico punto di riferimento" la sentenza della consulta del gennaio 2004, lasciando "ogni altra valutazione alla politica". Proprio la conformita' del lodo Alfano rispetto ai rilievi mossi dalla Corte Costituzionale, che nel gennaio 2004 bocciò il lodo Schifani-Maccanico, è stata al centro degli interventi di Ghedini e Piero Longo, difensori del premier Silvio Berlusconi. Longo ha concluso chiedendo ai giudici della prima sezione penale di ritenere "infondata e non rilevante" l'obiezione di costituzionalità del pubblico ministero.
La richiesta di sospensione arriva dopo l'ordinanza con la quale i giudici hanno trasmesso gli atti alla Consulta, nel processo sui diritti televisivi Mediaset, perché valuti la legittimità costituzionale del Lodo Alfano.
"Non basta la legge ordinaria, ci vuole una legge di revisione costituzionale per tutelare le alte cariche dello Stato". Con questa motivazione i giudici del Tribunale di Milano hanno accolto l'eccezione di costituzionalità rispetto al lodo Alfano formulata dal Pm. Avvocato difensore Ghedini: decisione sbagliata.
