Londra, 13-05-2008
Credere in Dio è una "superstizione infantile", la Bibbia è "una
collezione di leggende" e quello ebraico "non è il popolo eletto". Così
scriveva Albert Einstein in una lettera in risposta al filosofo Eric Gutkind che
sarà battuta all'asta giovedì a Londra e di cui ha anticipato il contenuto il
Guardian.
La missiva, scritta in tedesco e risalente al 1954, getta nuova luce sul
complesso rapporto tra il padre della relatività e la religione. Pur essendo
ebreo e dichiarando una profonda affinità col popolo ebraico, Einstein sostiene
di non trovare in questo popolo "qualità differenti rispetto a tutti gli altri
popoli". "La parola Dio per me non è nient'altro che l'espressione della
debolezza umana, la Bibbia una collezione di apprezzabili ma ancora primitive
leggende abbastanza puerili", scrive il fisico, "nessuna interpretazione per
sottile che possa essere può farmi cambiare idea".
Questo documento
storico sarà battuto all'asta da Bloomsbury dopo esser stato custodito per più
di cinquant'anni da un collezionista privato. La lettera conferma la scelta del
più famoso fisico europeo del '900 di non entrare nel dibattito politico e
religioso del suo secolo. Dopo aver rinunciato al ruolo di vicepresidente
offertogli dallo Stato di Israele, Einstein dichiara senza mezzi termini: "Per
me, la religione ebraica, come tutte le altre, è la concretizzazione delle
più infantili superstizioni". "Alla luce delle mie esperienze non riesco a
vedere nulla di eletto negli ebrei".
Non era la prima volta che il
premio Nobel per la fisica nel 1921 si pronunciava sulla religione e sul suo
rapporto con la fede: "La scienza senza la religione è zoppa e la religione
senza la scienza è cieca", scrisse Einstein. Ma non volle mai farsi
arruolare tra gli atei, i monoteisti o i panteisti, spiegando di credere nel
"Dio di Spinoza che rivela se stesso nell'armonia di tutto l'essere".