"Oxford Murders": un thriller alla "Codice Da Vinci" per Alex de la Iglesia

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Alex de la Iglesia, il pupillo di Almodovar, è passato a Roma per presentare il suo nuovo film, "Oxford Murders. Teorema di un delitto", nelle sale dall'11 aprile. L'autore di Bilbao, laureato in filosofia, si allontana dalle eccentricita' dei suoi primi film, e firma proprio un thriller filosofico (matematico) ambientato nella cittadina universitaria dove avvengono dei delitti legati da un filo logico. A condurre le indagini due matematici interpretati da Elijah Wood e John Hurt.

 
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Elijah Wood e Leonor Watling

Elijah Wood e Leonor Watling

Roma, 03-04-2008

Alex de la Iglesia, il pupillo di Almodovar, è passato a Roma per presentare il suo nuovo film, Oxford Murders. Teorema di un delitto, nelle sale dall'11 aprile. L'autore di Bilbao, laureato in filosofia, si allontana dalle eccentricità dei suoi primi film, e firma proprio un thriller filosofico (matematico) ambientato nella cittadina universitaria dove avvengono dei delitti legati da un filo logico. A condurre le indagini due matematici interpretati da Elijah Wood e John Hurt.  

Tutto parte con la morte di un'anziana signora. Ma e' solo l'inizio di una serie di omicidi particolari, in quanto potrebbero essere scambiati per morti naturali, accompagnati dall'autore con dei simboli. Segni di una sequenza logica -matematica sulla quale si gettano, per interpretarla, lo studente e il professore
in una gara squisitamente filosofica. Ma i due fanno anche di piu' che improvvisarsi investigatori sfidandosi con le loro teorie matematiche. Metteranno infatti in gioco quello che da' sostanza e affidabilita' a queste teorie. Ovvero: e' possibile interpretare davvero la realta' con i numeri.
 
"Quello che mi interessava davvero ed e' davvero centrale in questo lavoro e' il gioco - dice de la Iglesia di questo suo film tratto dal  romanzo La serie di Oxford di Guillermo Martinez -. Un gioco che va giocato dagli stessi spettatori (alla ricerca del colpevole) che diventano cosi' parte attiva".

Il regista di La comunidad e Crimen perfecto di numeri dice di non sapere molto:"e' un terreno su cui mi muovo male. Di Wittgenstein ho letto solo un riassunto e su concetti come 'il mondo e' cio' che avviene" ci posso mettere anche un mese per capirli. Il fatto e' che mi piace sempre di fare cose difficili, una cosa che mi da' allegria".

Comunque il regista che in questo film ha abbandonato i suoi abituali toni grotteschi, rivendica pero' l'esistenza dell'humour noir. "Dietro l'aspetto ironico britannico in cui e' ambientato il film c'e' molta tragedia e anche ovviamente humour noir anche perche' la vita stessa - dice filosoficamente - e' sempre una cosa un po' noir".

 

La vignetta di Gianni Carino

La vignetta di Gianni Carino