Birmania, a maggio il referendum sulla Costituzione, elezioni nel 2010

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La giunta militare della Birmania ha deciso di indire per maggio di quest'anno un referendum sulla nuova Costituzione, cui seguiranno elezioni multipartitiche nel 2010. Il premio Nobel, Aung San Suu Kyi: "E' ancora prematuro parlare di elezioni".

 
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Aung San Suu Kyi

Aung San Suu Kyi

Birmania, 09-02-2008

La giunta militare della Birmania ha deciso di indire per maggio di quest'anno un referendum sulla nuova Costituzione, cui seguiranno elezioni multipartitiche nel 2010. L'annuncio è contenuto in un comunicato ufficiale letto in televisione. Nel 2003 il regime parlò di un piano che prevedeva sette fasi per chiudere oltre quarant'anni di governo dei militari, ma finora si era rifiutato di indicare le date.

"Il referendum sulla nuova Costituzione si terrà a maggio del 2008 - è scritto nel comunicato - le elezioni multipartitiche si terranno nel 2010, in accordo con la nuova Costituzione. E' opportuno cambiare l'amministrazione militare in un sistema democratico e civile, in considerazione dei buoni fondamenti finora posti". E ancora: "Sono state costruite le infrastrutture base del Paese, sebbene vi sia ancora molto da fare sul fronte della previdenza".

Le ultime elezioni in Birmania risalgono al 1990. Furono un trionfo della Lega nazionale per la democrazia guidata dalla signora Aung San Suu Kyi, ma i militari non riconobbero il risultato e non hanno mai permesso la convocazione del nuovo Parlamento. Instancabile, Aung San Suu Kyi, nel frattempo premiata con il Nobel per la Pace, ha continuato la lotta pacifica per la democrazia, a dispetto dell'ostinazione della giunta che l'ha tenuta agli arresti domiciliari per dodici di questi diciotto anni, sorda alle pressioni internazionali.

I lavori per la nuova Costituzione, voluta dai militari, sono inziati nel '93 con la convocazione di una Convenzione nazionale e si sono svolti in gran segreto, per concludersi il 3 settembre dell'anno scorso. Ne è seguita un'ondata di proteste anti-regime in tutto il Paese, cui si sono uniti anche i monaci buddhisti, repressa nel sangue. Lo sdegno internazionale per quella repressione si è tradotto in una forte pressione sul regime affinché aprisse il dialogo con l'opposizione. Si sono mobilitate le Nazioni Unite e l'Unione europea che ha nominato Piero Fassino inviato speciale in Birmania.

L'annuncio di oggi è stato accolto "con sorpresa" e cautela da Aung San Suu Kyi. "E' ancora prematuro parlare di elezioni", ha detto.

 

La vignetta di Gianni Carino

La vignetta di Gianni Carino