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Alcune intercettazioni sull'indagine Hdc metterebbero in evidenza l'esistenza di una 'rete di controllo' che avrebbe impedito una vera concorrenza tra Rai e Mediaset. Sulla vicenda la Rai ha aperto un'inchiesta interna. Il caso pero' diventa politico e riapre vecchie ferite.
Il monoscopio
Roma, 21-11-2007
"Siamo di fronte all'ennesimo tentativo di impedire che l'Italia diventi un
paese normale. Ogniqualvolta si annunzia una minima possibilità di avviare un
confronto serio sulle riforme, scattano, come un congegno ad orologeria,
indagini giudiziarie o rivelazioni scandalistiche che hanno l'obiettivo di
rigettare il Paese nei veleni e nelle diatribe ideologiche, lasciando le cose
come stanno". Sandro Bondi, coordinatore nazionale di Forza Italia,
commenta così il contenuto
delle intercettazioni sull'indagine Hdc, che metterebbero in evidenza
l'esistenza di una 'rete di controllo' che avrebbe impedito una vera concorrenza
tra Rai e Mediaset. Sulla vicenda la Rai ha aperto un'inchiesta
interna. Ieri in un'intervista al quotidiano tedesco Sueddeutsche
Zeitung il premier Romano Prodi aveva sostenuto che il "monopolio
mediatico" di Silvio Berlusconi è "un pericolo per la democrazia e di
conseguenza deve essere corretto dalla legge".
Del Noce:
grottesco parlare di una mia collusione con Mediaset
"Parlare di una
mia collusione con Mediaset e' addirittura grottesco". Lo afferma il
direttore di Raiuno Fabrizio Del Noce secondo il quale in questa vicenda
"parlano i fatti, e i fatti - sottolinea - dicono che ho vinto otto stagioni di
garanzia consecutive e sono in corsa per vincere la nona. Per quanto riguarda
l'equilibrio politico di Raiuno - continua Del Noce - in questi cinque anni e
mezzo di direzione non ho mai avuto contestazioni ne' dalla Commissione di
Vigilanza, ne' dall'Agicom. Questa e' la realta' - conclude Del
Noce - il
resto sono gossip e illazioni".
La querela di
Mediaset
Mediaset ha dato mandato ai propri legali di sporgere
querela per la pubblicazione delle intercettazioni apparse oggi su
"Repubblica".
Il fatto, si legge in un comunicato,
"costituisce violazione delle norme poste a tutela della riservatezza di persone
non coinvolte nelle indagini relative all'inchiesta Hdc attraverso
intercettazioni irrilevanti ai fini dell'indagine stessa".
"Il profilo diffamatorio è reso evidente dalla presentazione denigratoria di
consultazioni tra professionisti dell'informazione che in relazione ad eventi
eccezionali attinenti alla vita pubblica del Paese appaiono del tutto plausibili
e legittime", conclude la nota.
Palazzo Chigi: la riforma del
sistema tv e' una necessita'
"La riforma del sistema
radiotelevisivo si dimostra una necessita' per fare chiarezza sulle regole". Lo
affermano fonti di Palazzo Chigi. "Non c'e' dubbio - proseguono le stesse fonti
- che la Rai abbia bisogno di una riforma vera e democratica per tutelare la
liberta' di informazione e le
regole aziendali e civili".
"Non possiamo che auspicare - dicono a Palazzo Chigi - che le inchieste Rai
facciano chiarezza su quanto rivelato dai giornali. Quando il Presidente del
Consiglio parla di riforme, non si riferisce solo a riforme istituzionali, legge
elettorale, regolamenti parlamentari, ma a tutto quel complesso di norme che ha
sollevato piu' dubbi che certezze".
Bertinotti: no alle
dimissioni del Cda
Fausto Bertinotti non ritiene opportuno che il
Cda della Rai debba dimettersi in seguito alla vicenda delle intercettazioni
telefoniche. Il presidente della Camera e' intervenuto nella trasmissione
'Controcorrente' di Sky Tg 24. "Non so se e' il caso - ha spiegato - che il Cda
della Rai si dimetta, creando un ulteriore elemento di
instabilita"'.
Il presidente della Camera ha invece sottolineato
che i dirigenti dell'azienda debbano comunque "rispondere dell'accaduto
affinche' la vicenda non diventi un altro caso oscuro. Si deve andare fino in
fondo nella ricerca della verita' e mi auguro che sia una verita'
condivisa".
Fausto Bertinotti ha infine preso le distanze dal
rapporto tra politica ed emittente televisiva pubblica: "Sfido chiunque a dire
che quando siamo stati al governo con Prodi abbiamo mai chiesto un solo posto
per un usciere". Bertinotti ha invece chiesto che i vertici della Rai vengano
rappresentati anche da delegati di lavoratori, "anche loro danneggiati dalla
vicenda delle intercettazioni".
Veltroni: necessario nuovo
assetto per sistema tv
"Quanto è emerso è di una enorme
gravità. Sta emergendo un intreccio e una commistione nei quali il ruolo del
servizio pubblico radiotelevisivo è stato calpestato. Tutto questo insieme
a comportamenti in contrasto con i principi della libera concorrenza, del
mercato e coi doveri che sono propri del servizio pubblico. Per prima
cosa è necessario che la Rai assuma le decisioni del caso", dichiara,
invece, Walter Veltroni. "Questa vicenda - ha proseguito - conferma,
inoltre, la necessità di un nuovo assetto del sistema radiotelevisivo e della
Rai. E' una delle cose più urgenti che devono essere affrontate. Da parte mia -
conclude il segretario del Pd - ho avanzato idee e proposte che mirano ad
allontanare la Rai dai partiti, a dare all'azienda quella autonomia e quella
capacità di lavorare che le competono e che sono indispensabili al Paese".
Sodano: vogliamo dimissioni
Più duro il vicepresidente
del gruppo Prc al Senato, Tommaso Sodano: "I contenuti delle registrazioni
dell'inchiesta Hdc ci mettono di fronte a una realtà che va molto al di là delle
critiche e denunce fatte sulla 'mediasettizzazione' della Rai durante il governo
Berlusconi". "La prima reazione, e credo francamente sia la più giusta - osserva
- è quella di chiedere le dimissioni di tutti personaggi Rai coinvolti in
quella squallida operazione di asservimento del servizio pubblico ad una azienda
concorrente privata e al potere politico".
Orlando: e' una repubblica delle banane
"Mentre si
dibatte se debba essere tedesco o spagnolo il sistema elettorale da preferire,
c'è il rischio che resti drammaticamente anomalo e italiana la repubblica delle
banane nel mondo dell'informazione", accusa Leoluca Orlando (Idv).
Finocchiaro: è un duopolio drogato
"Altro che libera
concorrenza e mercato!", dice Anna Finocchiaro, presidente del gruppo
dell'Ulivo del Senato. "Quello che emerge è un un duopolio drogato, un vero
e proprio monopolio fatto di accordi e intese sottobanco determinati da
convenienze e interessi politici -sottolinea la Finocchiaro-. Dal 2002 vi è
stata una vera e propria occupazione di tutti i gangli vitali della Rai con un
doppio obiettivo: controllare l'informazione pubblica e, di fatto, assoggettare
la televisione pubblica ad interessi di parte".
"Credo sia giusto che la magistratura faccia chiarezza su queste vicende ma a questo punto al Parlamento metta mano con urgenza ad una riforma del sistema radiotelevisivo che risolva una volta per tutte il tema della democrazia dell'informazione e affronti in modo corretto ma deciso il nodo del conflitto di interessi".
Schifani: a sinistra garantisti a senso unico
"Fossi
nella collega Finocchiaro sarei molto più cauto - replica il presidente dei
senatori di Forza Italia, Renato Schifani - Soprattutto in tema di
intercettazioni telefoniche. Il garantismo non può essere invocato a sinistra
solo quando risultano coinvolti Fassino e D'Alema in vicende ben piu' gravi.
Quelle pubblicate oggi, con una tempistica quanto mai sospetta, rappresentano la
vecchia sterile strumentalizzazione comunista su conversazioni alle quali si
cerca di attribuire un valore che non hanno. Che Rai e Mediaset si facciano
concorrenza da sempre lo sanno anche i bambini. Se poi tutta l'operazione
mediatica scatta solo per accelerare l'iter di una legge che ha il preciso
obiettivo di distruggere le aziende del presidente Berlusconi, allora la
Finocchiaro e gli altri lo dicano chiaramente. Questo però conferma quanto sia
difficile dialogare con chi considera il suo avversario politico un nemico da
abbattere".
La Repubblica ha pubblicato stralci di alcune intercettazioni di telefonate di alcuni dirigenti della Rai. Il quadro che emerge e' di sospetti di legami tra dirigenti del servizio pubblico e amministratori di Mediaset. Gentiloni: emerge clima collusivo.
