Caso Welby. Negati funerali cattolici, Pannella: prosegue tortura di Giordano Bruno.

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“La dichiarazione ufficiale del Vicariato ha di già anticipato quale sarebbe il giudizio della morte di Piergiorgio Welby: suicidio assistito, con la diretta conseguenza che l’intervento sanitario, familiare e di amici, sarebbe da considerarsi come un reato perseguibile fino a 15 anni di carcere.” Rita Bernardini

 
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Piergiorgio Welby

Piergiorgio Welby

Roma, 23-12-2006

Il corpo di Piergiorgio Welby, dopo l'autopsia, e' stato restituito ai familiari e domani alle 10 e 30, nel quartiere Tuscolano a Roma si terranno i funerali, con un rito laico. 

“La dichiarazione ufficiale del Vicariato ha di già anticipato quale sarebbe il giudizio della morte di Piergiorgio Welby: suicidio assistito, con la diretta conseguenza che l’intervento sanitario, familiare e di amici, sarebbe da considerarsi come un reato perseguibile fino a 15 anni di carcere.” Rita Bernardini, segretaria di Radicali Italiani, versa altra benzina sul fuoco delle polemiche divampate dopo la decisione della chiesa cattolica di negare funerali religiosi a Piergiorgio Welby, a causa della sua reiterata volontà di affermare il diritto all'eutanasia. Ancora più duro il leader storico dei Radicali, Marco Pannella: questa è “giustizia da giustizieri: la tortura di Giordano Bruno prosegue”, accusa.

La Consulta di Bioetica, intanto, "rinnova la solidarietà a Mario Riccio, cittadino coraggioso e medico competente e coscienzioso".  "La vicenda Welby -sostiente il presidente Maurizio Mori - ha comunque confermato che i pazienti hanno diritto a rifiutare le terapie in qualunque momento, prima del loro inizio e anche dopo che sono state iniziate. Su questo punto c'è stata la convergenza unanime di tutte le varie istituzioni intervenute, tra le quali, da ultimo, anche il Consiglio Superiore di Sanità, pur avendo qust'ultimo dato una risposta sbagliata circa il quesito concernente se la continuazione delle terapie su Welby fosse accanimento terapeutico".

La vicenda Welby, investendo problematiche complesse come quelle dei diritti del malato di fronte agli eccezionali progressi della medicina, accende il confronto fra morale 'laica' e cattolica e stimola prese di posizione trasversali rispetto agli schieramenti politici. Per il responsabile dell'Osservatorio di Tutela Civica "G.Dossetti" Corrado Stillo, "dopo le pronunce della magistratura, del Consiglio Superiore della Sanita', di illustri esponenti del mondo scientifico tutti concordi nel ritenere che il malato Welby andava curato nel modo più idoneo possibile, coloro che fin dall'inizio di questa triste vicenda umana volevano ad ogni costo il via libera all'eutanasia di fatto hanno staccato la spina con mille inutili giustificazioni". "Nel ritenere gli autori della morte di Welby responsabili di omicidio -afferma Stillo- l'Associazione 'Dossetti' considera assurdo promuovere sciacallaggi politici sulla pelle di malati gravi. Mentre
ci stringiamo attorno ai familiari di Piergiorgio affermiamo con maggiore forza il diritto alle cure e alla dignita' per tutti i malati gravi e terminali che devono essere assistiti dalla scienza medica nel pieno rispetto della vita e della dignità"
   
"Malgrado qualcuno, con scarso senso della pieta' e della misura, continui a definire la morte di Welby come un assassinio o un delitto, mi pare evidente che la scelta del rifiuto di cure giudicate dal paziente afflittive ed inutili sia, già oggi, a legislazione vigente, nient'altro che l'esercizio di un diritto riconosciuto e indiscusso tanto in sede giuridica, quanto, ciò che piu' conta, in sede deontologica", dice invece Benedetto Della Vedova, presidente dei Riformatori Liberali e deputato di Forza Italia.

"Se il caso Welby si è dunque drammaticamente risolto entro i confini della legalita' e senza mai oltrepassarli, non vi è dubbio-osserva Della Vedova- che il nostro confuso e contraddittorio ordinamento non sempre consente di rispettare legalmente la volontà dei malati terminali, neppure da parte di medici che ritengano in scienza e coscienza di dovervi adempiere. Quando per smettere di soffrire non basta "staccare la spina", le cose si fanno più complicate e ancor piu' drammatiche. E in genere finiscono e si
"risolvono" nella clandestinità: quella che Welby ha denunciato, rifiutato e combattuto".

"Sono il primo a ritenere che sul tema occorra muoversi con prudenza e misura, evitando di procedere ad una classificazione giuridica dei casi di "eutanasia autorizzata" o, peggio ancora- rileva Della Vedova- "imposta" sulla base delle condizioni dei pazienti. Ma per la stessa ragione sono contrario all'invasione normativa della sfera di relazione fra medici e pazienti, che costringa gli uni e gli altri a condotte che essi stessi giudichino afflittive o insensate, e che non consenta loro di concordare una gestione comune delle fasi estreme di una malattia mortale. Per questo -conclude Della Vedova- è del tutto inutile esorcizzare i problemi ed assai urgente al contrario cercare soluzioni che abbiano al centro, sempre e comunque,la volontà dei pazienti".

 

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La vignetta di Gianni Carino

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