Usa. Seggi aperti, Bush alla prova delle elezioni di medio termine

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Primi seggi aperti negli Stati Uniti per le elezioni di medio termine che sono viste come un referendum sull'Amministrazione Bush e sulla guerra in Iraq. Dalle 6 del mattino locali (le 12 in Italia) si vota negli Stati orientali tra cui New York, Connecticut, New Jersey e Virginia. Gli ultimi seggi a chiudere saranno quelli dell'Alaska alle 20 locali (le 6 di domattina in Italia).

 
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Il presidente Usa George Bush

Il presidente Usa George Bush

Washington, 07-11-2006

Primi seggi aperti negli Stati Uniti per le elezioni di medio termine che sono viste come un referendum sull'Amministrazione Bush e sulla guerra in Iraq. Dalle 6 del mattino locali (le 12 in Italia) si vota negli Stati orientali tra cui New York, Connecticut, New Jersey e Virginia. Gli ultimi seggi a chiudere saranno quelli dell'Alaska alle 20 locali (le 6 di domattina in Italia). Alle urne sono chiamati 200 milioni di americani per assegnare tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti, 33 su 100 al Senato ed eleggere 36 dei 50 governatori degli Stati dell'Unione.

George Bush insieme alla first lady Laura ha votato in Texas, esortando gli americani a recarsi in massa alle urne. "Noi viviamo in una societa' libera ed il nostro governo e' valido solo nella misura in cui il nostro popolo vuole parteciparvi - ha detto il presidente ai giornalisti che al seggio istituito nella stazione dei vigili del fuoco di Crawford - non importa a quale partito apparteniate, o se non avete un partito, fate il vostro dovere, votate e fate sentire la vostra voce".

Storicamente, l'affluenza alle urne e' bassa negli anni in cui non ci sono anche le elezioni presidenziali e si aggira attorno al 40% degli aventi diritto. Oggi potrebbe arrivare al 42%, secondo le previsioni degli esperti. Tra le chiavi di lettura ci sono le minoranze: neri e ispanici, anche in vista delle prossime presidenziali e il voto delle donne, piu' che mai decisive in numerosi distretti incerti.

Dalle urne potrebbe uscire la prima maggioranza democratica in dodici anni alla Camera dei Rappresentanti, in gioco tutti e 435 i seggi. Sarebbe una sorpresa se questo non accadesse: i democratici devono strappare almeno quindici seggi al partito del presidente George W. Bush per riconquistare la maggioranza.

A dar retta ai sondaggi della vigilia potrebbero vincere in addirittura quaranta seggi oggi rappresentati da un deputato repubblicano.

In ogni caso, le elezioni di medio termine si configurano come un sondaggio pro o contro il presidente degli Stati Uniti, Gorge Bush. Il risultato verrà utilizzato dai vincitori per interpretare il giudizio degli americani sulla guerra al terrorismo condotta dal capo della Casa Bianca.

I primi dati arriveranno con gli exit poll diffusi nella serata americana, mentre il risultato definitivo, salvo contestazioni, e' atteso nella notte, la mattina di mercoledi' in Italia.

 

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La vignetta di Gianni Carino

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