Violenza sessuale. Allo studio un disegno di legge per rendere obbligatorio il giudizio immediato

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Un ddl per rendere obbligatorio il giudizio immediato (entro tre mesi) a carico di chi e' stato denunciato per violenza sessuale, e per vietare il giudizio di comparazione tra attenuanti e aggravanti in tutti i casi di violenza sessuale. Sono queste le due ipotesi di modifica ai codici su cui sta lavorando l'ufficio legislativo del dicastero della Giustizia

 
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Allo studio due ipotesi di modifica ai codici

Allo studio due ipotesi di modifica ai codici

Roma, 05-09-2006

Un disegno di legge per rendere obbligatorio il giudizio immediato (entro tre mesi) a carico di chi e' stato denunciato per violenza sessuale, e per vietare il giudizio di comparazione tra attenuanti e aggravanti in tutti i casi di violenza sessuale. Sono queste le due ipotesi di modifica ai codici su cui sta lavorando l'ufficio legislativo del dicastero della Giustizia e che presto verranno discusse con i ministeri interessati, primo fra tutti quello per i Diritti e le Pari Opportunita'. 
 
Niente inasprimento delle pene, dunque, come reclamato da piu' parti dopo i recenti e numerosi fatti di violenza ai danni delle donne. E niente processi per direttissima, come chiesto dal sindaco di Milano, Letizia Moratti.
Il sottosegretario alla Giustizia, Luigi Li Gotti (Idv), spiega che "il giudizio per
direttissima, 48 ore dopo l'iscrizione nel registro degli indagati della persona denunciata, e' possibile solo in flagranza di reato. Diversamente, non c'e' tempo per fare le indagini e raccogliere le prove". Il ministero della Giustizia punta, invece, a una modifica dell'art. 453 del codice di procedura penale per rendere obbligatorio il giudizio immediato (ora facoltativo, a discrezione del giudice) nei casi di violenza sessuale: "In questo caso, entro tre mesi dalla denuncia il magistrato ha il tempo necessario per raccogliere le prove e per ascoltare l'indagato prima del giudizio immediato".
Un rito, questo, senz'altro piu' celere rispetto ai tempi della giustizia ordinaria. "La visione del diritto penale - sottolinea Li Gotti - non puo' essere statica, ma adeguata a tutti i fenomeni reali. In questi ultimi tempi c'e' stata una recrudescenza dei casi di violenza sessuale: si puo' e si deve intervenire".

Di un inasprimento delle pene il sottosegretario alla Giustizia, noto avvocato penalista, non parla: "Nell'armonia del nostro codice (che per l'omicidio prevede non meno di 21 anni) le pene per i reati di violenza sessuale non sono basse: per quella semplice si passa da un minimo di cinque a un massimo
di dieci anni, mentre per l' aggravata da un minimo di sei a un massimo di dodici". Vero' e, pero', che il giudice puo' stabilire l'equivalenza o la prevalenza delle circostanze attenuanti sulle aggravanti. Risultato: spesso la violenza sessuale da aggravata diventa semplice. Ecco perche' al ministero della Giustizia si ipotizza di intervenire anche sull' art.69 del codice penale, cosi' da escludere il giudizio di comparazione tra attenuanti e aggravanti nei casi di violenza sessuale, cosi' come gia' previsto dalla legislazione antimafia, antiterrorismo, e anche per l'odio razziale. E' possibile, inoltre, che dal giudizio di comparazione vengano escluse anche le attenuanti della minore eta' e dalla minima partecipazione al fatto.

 

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