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"Che piazza...". Non nasconde l'irritazione il vicepremier Giulio Tremonti dopo la dura contestazione che ha segnato il suo intervento alla commemorazione del 25esimo anniversario della strage di Bologna. Rivolgendosi al sindaco Sergio Cofferati, che stava di fianco a lui, Tremonti, dopo più di due minuti di fischi, ha esclamato: "Che piazza...".
Giulio Tremonti contestato alla stazione di Bologna
Bologna, 02-08-2005
"Che piazza...". Non nasconde l'irritazione il vicepremier Giulio Tremonti dopo la dura contestazione che ha segnato il suo intervento alla commemorazione del 25esimo anniversario della strage di Bologna. Rivolgendosi al sindaco Sergio Cofferati, che stava di fianco a lui, Tremonti, dopo più di due minuti di fischi, ha esclamato: "Che piazza...".
La contestazione a Tremonti ha subito scatenato una pioggia di reazioni
politiche. Solidale con il vicepremier il centrodestra: per il ministro delle
Infrastrutture Pietro Lunardi, fischiato l'anno scorso, i fischi a
Tremonti "sono un segno di profonda incivilta. Di fronte a episodi del
genere provo profonda delusione. Sono fatti che si commentano da soli. Vorrei
che gli italiani in occasione di commemorazioni di persone cadute in maniera
drammatica rinunciassero alle prorpie posizioni legate a partiti e schieramenti
politici e si raccogliessero in un ricordo comune. Di fronte alle stragi serve
l'unità di tutti".
Da sinistra, Fausto Bertinotti prende le distanze dalla contestazione, ma
fino ad un certo punto: "Userei un po' di misura e comprensione verso i
sentimenti popolari", commenta. "Io - spiega il segretario del Prc - per come
sono, avrei partecipato alla celebrazione della strage di Bologna con un
sentimento di commozione per le vittime, di indignazione per il fatto che la
repubblica italiana a tanti anni di distanza ancora non ci ha fornito la verità
e avrei trattenuto questi sentimenti in una condizione di silenzio che sembra a
me personalmente la più congrua con drammaticità del ricordo e l'indignazione".
Ma, aggiunge Bertinotti, "non condivido per nulla il j'accuse troppo facile
verso la piazza che ha fischiato i simboli del potere da cui si sente lontana.
Sarebbe bene invece che l'intera classe dirigente meditasse su questa distanza".
"Sgomento e sdegno rimangono vivi", le parole di
Ciampi
Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha
inviato a Paolo Bolognesi, presidente dell'Associazione familiari delle vittime
della strage di Bologna del 2 agosto 1980, che causò 85 morti e 200 feriti, un
messaggio nel quale sostiene che "a un quarto di secolo, lo sgomento e lo sdegno
per tanta inaudita ferocia rimangono vivi nella coscienza civile degli italiani,
così come rimane viva la solidarietà per i familiari delle vittime innocenti. La
città di Bologna fu allora e rimane nel presente, per la nazione tutta, un
esempio mirabile di coraggio nel trarre dall'immenso dolore per la ferita subita
la determinazione di rappresentare un presidio a difesa della democrazia
repubblicana".
Le polemiche dei parenti delle vittime
Poco prima,
commentando in un'affollatissima sala del Consiglio Comunale di Bologna le
ipotesi sull'attentato diffuse negli ultimi giorni, era arrivato l'attacco di
Bolognesi. "Le nuove piste non sono altro che l'insieme di vecchi depistaggi
tirati fuori dal presidente Cossiga e dalla Commissione Mitrokhin, una
commissione parlamentare che mesta nel torbido per confondere le acque".
Segreto di Stato
Tra i partecipanti alla
celebrazione anche il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, il presidente
della Regione Emilia Romagna Vasco Errani, il presidente della Provincia di
Bologna Beatrice Draghetti, il segretario dei Ds Piero Fassino. In corteo
anche il leader dell'Unione Romano Prodi, che ha ricordato: "Stavo lavorando
dove passavano le croci verdi, le sirene per i soccorsi... ricordo l'angoscia di
quella mattina, la paura che tutto il paese cedesse... poi invece questa forza
della democrazia che sa ricordare, ma è anche capace di non odiare". Prodi si è
anche espresso sul segreto di Stato che, a suo avviso, nega la verità e che
"riguarda la nostra legislazione, non solo il problema della strage di Bologna.
Non dobbiamo tirarlo fuori solo in occasioni singole e frammentate. Piuttosto
-aggiunge- è un problema che va affrontato in modo generale, serio e organico.
Uno Stato più trasparente - è questa l'esortazione del leader dell'Unione -
sempre e comunque in cui il segreto di Stato sia funzionale all'interesse
comune".
I messaggi di Pera e Casini
I presidenti di Camera e
Senato, Pier Ferdinando Casini e Marcello Pera, hanno inviato due messaggi di
solidarietà. Per Casini "la compostezza dei bolognesi nell'affrontare quella
durissima prova e la tenacia con cui essi ne preservano anno dopo anno la
memoria rappresentano un punto di riferimento importante in questi giorni
tormentati, in cui la minaccia del terrorismo si e' confermata purtroppo una
realtà drammaticamente attuale, per l'Italia come per tutto il mondo libero e
democratico. A chi vuole sconvolgere le nostre abitudini di vita, a chi vuole
disgregare l'ordinamento civile delle nazioni nel segno della violenza e
dell'odio, dobbiamo opporre con convinzione la forza serena dei valori di
democrazia e libertà e la difesa intransigente della dignita' dell'uomo,
alimento indispensabile per realizzare una convivenza pacifica tra i popoli che
sia solida e duratura".
