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Alla sua prima conferenza stampa ufficiale, il presidente iraniano appena eletto, Mahmoud Ahmadinejad, affronta senza mezzi termini i principali motivi di contrasto tra l'Iran e la comunità internazionale
Ahmadinejad (a destra)
Teheran, 26-06-2005
Alla sua prima conferenza stampa ufficiale, il presidente iraniano appena eletto, Mahmoud Ahmadinejad, affronta senza mezzi termini i principali motivi di contrasto tra l'Iran e la comunità internazionale.
"Il mio governo - dichara dunque Ahmadinejad - sarà caratterizzato dalla pace
e dalla moderazione" e in politica estera sarà guidato dal principio della
coesistenza. L'Iran - ha rivendicato il neo-presidente - ha tutto il diritto di
fare ricorso alla tecnologia nucleare per "scopi pacifici": ma proseguirà i
colloqui in corso da mesi con l'Unione Europea e con i suoi cosiddetti 'Tre
Grandi', cioè Francia, Gran Bretagna e Germania, sul programma di arricchimento
dell'uranio. Secondo gli Usa, lo ricordiamo, questo programma avrebbe
infinalità militari non dichiarate. Ahmadinejad sembra dunque aver sposato una
linea di continuità con il dialogo promosso dal suo predecessore, il
filo-riformista Mohammad Khatamì. Il presidente iraniano non risparmia, comunque
un attcco diretto a Washington eribadisce che l'Iran "non ha alcun
bisogno" di stabilire relazioni con gli Stati Uniti.
"L'Iran è sul
cammino del progresso e dello sviluppo, e non ha alcun bisogno degli Stati
Uniti", ha detto infatti Ahmadinejad. Tuttavia, ha aggiunto "potremo lavorare
con tutti i Paesi che non mostreranno animosità nei confronti dell'Iran". In
precedenza lo stesso Ahmadinejad aveva precisato di puntare a relazioni positive
con tutti gli Stati, compresi quelli arabi tradizionalmente diffidenti nei
confronti di Teheran; e di voler "tendere loro la mano", con la sola eccezione
di Israele.
Politica di "pace e moderazione"
Il
neo-presidente iraniano ha assicurato che il suo futuro governo sarà improntato
a una politica di "pace e di moderazione", con la coesistenza come priorità in
politica estera. "In un governo popolare", ha puntualizzato Ahmadinehjad, "non
sarà accettabile alcun estremismo, e dunque la moderazione sarà la linea
distintiva di un esecutivo di 70 milioni di persone. Nessuno spazio
all'estremismo", ha ribadito, con il chiaro intento di fugare i timori suscitati
dal suo strettissimo rapporto con l'ala dura del regine degli ayatollah, e il
dichiarato intento di dare vita a uno Stato islamico modello. "Questo sarà un
governo di amicizia e di compassione, di giustizia e di imparzialità, al
servizio del suo popolo", ha assicurato, "quali che siano i punti di vista dei
singoli".
Tra Washington e Teheran il fossato s'allarga. Gli Stati Uniti temono che il regime degli ayatollah incrementi l'appoggio all'integralismo islamico in tutto il mondo e compia opera di ingerenza in Iraq.
L'Iran continuerà il negoziato con l'Ue sul nucleare, ma esce rafforzato nella sua posizione da queste elezioni e dalla vittoria di Mahmoud Ahmadinejad. Nelle parole del portavoce del ministero degli Esteri iraniano, il primo segnale del dopo voto in Iran, mentre sull'esito delle presidenziali si allungano pesanti ombre di brogli elettorali.
