Medio Oriente. Fini: "Le leggi razziali furono infami"

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Il leader di An arriva nel tempio del ricordo dello sterminio nazista perpetrato nei confronti degli ebrei per dire che "le leggi razziali furono infami", furono "il simbolo dell'ignavia".

 
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Gianfranco Fini

Gianfranco Fini

Gerusalemme, 24-11-2003

"Il ricordo della Shoah, dello sterminio, non è rivolto al passato, ma guarda al futuro. E' tempo della responsabilità, se non ora, quando?". Con queste parole Gianfranco Fini chiude la visita allo Yad Vashem: "Di fronte al razzismo e all'antisemitismo - dice Gianfranco Fini - nessuno può dire io non c'ero, non dipende da me, tocca ad altri fare qualche cosa".

Il leader di An, quindi, arriva nel tempio del ricordo dello sterminio nazista perpetrato nei confronti degli ebrei per dire che "le leggi razziali furono infami", furono "il simbolo dell'ignavia" e - continua il presidente di An - "bisogna denunciare le pagine vergognose che ci sono nel nostro passato" e nei confronti delle quali "tanti italiani nel '38 non fecero nulla".

Gianfranco Fini sul libro della memoria scrive un messaggio inequivocabile: "Di fronte all'orrore della Shoah, simbolo perenne dell'abisso d'infamia in cui può precipitare l'uomo che disprezza Dio, sale fortissimo il bisogno di tramandare la memoria e far sì che mai più in futuro sia riservato, anche ad un solo essere umano, cio' che il nazismo riservò all'intero popolo ebraico".

 

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