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Il leader di An arriva nel tempio del ricordo dello sterminio nazista perpetrato nei confronti degli ebrei per dire che "le leggi razziali furono infami", furono "il simbolo dell'ignavia".
Gianfranco Fini
Gerusalemme, 24-11-2003
"Il ricordo della Shoah, dello sterminio, non è rivolto al passato, ma guarda al futuro. E' tempo della responsabilità, se non ora, quando?". Con queste parole Gianfranco Fini chiude la visita allo Yad Vashem: "Di fronte al razzismo e all'antisemitismo - dice Gianfranco Fini - nessuno può dire io non c'ero, non dipende da me, tocca ad altri fare qualche cosa".Nel riconoscere le atrocità ed i crimini del fascismo contro il popolo ebraico c'è già un'assunzione di responsabilità. Il vicepremier Gianfranco Fini replica così alle critiche di alcuni organi di stampa israeliani seguite alle sue dichiarazioni di ieri al museo dell'Olocausto. Parole che ad alcuni quotidiani sono sembrate insufficienti, mancando, come sostiene Haaretz, di una assunzione di responsabilità "a nome del popolo italiano" per le leggi razziali dell'era fascista.
Prima un'ora di faccia a faccia con il premier israeliano Ariel Sharon, poi un'altra ora con il ministro degli Esteri Silvan Shalom. Nel pomeriggio Gianfranco Fini ha proseguito una giornata fitta di appuntamenti, incontrando il il presidente di Israele Moshe Katsav, dopo un breve colloquio con il presidente dell'European Jewish Council, Cobi Benatoff e con il rabbino Ginger. Il vicepremier italiano ha incontrato anche il leader dell'opposizione Shimon Peres. In Italia, intanto, il significato politico della visita di Fini a Gerusalemme fa discutere.
Sul Muro che Israele sta costruendo per difesa "c'è un pregiudizio evidente". Lo ha detto il vicepremier, Gianfranco Fini, in conferenza stampa a margine della sua visita a Gerusalemme.
Con la visita allo Yad Vashem, il memoriale dell'Olocausto, è iniziata la tre giorni di Gianfranco Fini in Israele.
La visita in Israele del vice presidente del consiglio Gianfranco Fini ha suscitato oggi reazioni circospette, ma anche aperte critiche da parte di esponenti dell'Autorità nazionale palestinese (Anp).
