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E' già in vigore il decreto sulla revisione di spesa varato dal governo. In numerose interviste sui quotidiani di oggi il ministro della Sanità Balduzzi chiarisce che i tagli non riguarderanno i servizi ai pazienti ma prevedono "misure per spendere meglio". Il ministro della Funzione pubblica Patroni Griffi dice no ai veti e avverte: la pubblica amministrazione non è un ammortizzatore sociale.
Il ministro della P. A. Filippo Patroni Griffi in una foto d'archivio
Roma, 07-07-2012
E' gia' in vigore il decreto sulla revisione di spesa varato dal governo. La copertura economica prevista dal provvedimento e' di 3,8 mld di euro per il 2012, 10,6 mld per il 2013 e 11,2 dal 2014. Dal 2013 i tagli ai ministeri sono di 2,1 mld. In numerose interviste sui quotidiani di oggi il ministro della Sanita' Balduzzi chiarisce che i tagli non riguarderanno i servizi ai pazienti ma prevedono 'misure per spendere meglio'. Il ministro della Funzione pubblica Patroni Griffi dice no ai veti e avverte: la pubblica amministrazione non e' un ammortizzatore sociale.
Balduzzi
I tagli alla sanità non riguarderanno i servizi ma prevedono "risparmi" che sono "necessari", con la possibilità per le Regioni di ricontrattare tutte le misure purché "i saldi restino invariati". Lo precisa il ministro della Salute Renato Balduzzi a proposito della spending review, intervistato da Stampa, Messaggero e Mattino.
"Prima di tutto chiariamo che il taglio e' di 4,5 miliardi e non 5: 900 milioni il primo anno e poi 1,8 i successivi - spiega al quotidiano di Torino - Ma e' chiaro che la sommatoria con le manovre precedenti ha creato una ragionevole preoccupazione".
"La Sanita' - aggiunge - e' stata chiamata a contribuire per il 20% dell'intera operazione di revisione della spesa e abbiamo cercato di farlo senza intaccare direttamente i servizi offerti ai cittadini ma agendo con misure per spendere meglio".
"Noi abbiamo fatto la nostra parte - dice Balduzzi al Messaggero - ma la nostra non e' l'ultima parola. Non solo perche' comunque dovra' pronunciarsi il Parlamento ma anche perche' il decreto stesso prevede che se si trova l'accordo con le Regioni entro la fine di luglio, nel Patto sulla Salute 2012-2015 si possono rivedere e modificare gli strumenti per il 2013 e 2014, scegliendone altri piu' idonei. Naturalmente a saldi finanziari invariati. E' un lavoro comune con le Regioni, dalla prossima settimana riprendiamo gli incontri".
Un confronto necessario, precisa alla Stampa, "altrimenti dal primo gennaio 2014 avremmo un aumento indiscriminato dei ticket per oltre 2 miliardi di euro, previsto dalla manovra del precedente governo. E questi si' che manderebbero in tilt il sistema".
Inoltre il taglio dei piccoli ospedali non sara' deciso per decreto: la razionalizzazione spetta alle Regioni e in caso di inadempienza "scatteranno i poteri sostitutivi". "Sono convinto che la sanita' non sia a rischio - sottolinea al Mattino -, e che il sistema potra' continuare ad assicurare ai cittadini il diritto alla salute sancito dalla Costituzione".
Patroni Griffi
"In un momento di difficolta', per recuperare produttivita' c'e' bisogno di ricalibrare il personale sulle esigenze della Pubblica amministrazione. Perche' se la si concepisce come ammortizzatore sociale, prima o poi i conti si pagano". Lo dice il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, intervistato dalla Stampa e dal Messaggero sulla spending review.
Il ministro respinge la definizione di tagli lineari sui dipendenti pubblici, sottolineando che non si tratta solo di annunci ma che "e' gia' individuato un processo, un obiettivo e scadenze certe". Si' al confronto con i sindacati, spiega al quotidiano torinese, ma no ai veti per coloro che saranno messi in mobilita': "bisogna individuare i criteri piu' trasparenti e oggettivi, e lo faremo confrontandoci coi sindacati".
Altro aspetto della revisione della spesa pubblica i tagli delle Province: "Si avvia ora un processo che portera' a fine anno alla definizione degli accorpamenti, alla nuova mappa - spiega al Messaggero - D'altra parte la procedura prevista del decreto salva Italia non era ancora partita, non erano stati ancora fatti gli adempimenti previsti, e c'era la spada di Damocle della Corte costituzionale".
"Le funzioni - prosegue - saranno concentrate tendenzialmente nel capoluogo regionale, ma questo processo avverra' con le Province che non saranno piu' le stesse".
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