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Il senatore Marcello Dell'Utri è stato il "mediatore" dell'accordo protettivo per il quale Berlusconi pagò alla mafia "cospicue somme" per la sua sicurezza e quella dei suoi familiari. Lo scrive la Cassazione nelle motivazioni della sentenza che ha annullato con rinvio la condanna per concorso esterno a Dell'Utri.
Marcello Dell'Utri e Silvio Berlusconi
Roma, 24-04-2012
Marcello Dell'Utri ha svolto una "attività di mediazione": vi è stato "un accordo di natura protettiva e collaborativa raggiunto da Berlusconi con la mafia per il tramite di Dell'Utri". E' quanto sottolinea la quinta sezione penale della Cassazione, nelle motivazioni della sentenza con la quale è stata annullata con rinvio, il 9 marzo scorso, la condanna a 7 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa pronunciata dalla Corte d'appello di Palermo il 29 giugno del 2010.
In particolare, i giudici della Suprema Corte, nella sentenza n. 15727 depositata oggi e lunga ben 146 pagine, rilevano che l'assunzione di Vittorio Mangano ad Arcore "indipendentemente dalle ricostruzioni dei cosiddetti pentiti è stata congruamente delineata dai giudici come indicativa, senza possibilità di valide alternative", del suddetto accordo. Dell'Utri "di quella assunzione è stato l'artefice, scrive la Cassazione.
Spiegano i supremi giudici - che in maniera ''corretta'' sono state valutate, dai giudici della Corte d'Appello di Palermo, le ''convergenti dichiarazioni'' di più collaboratori sul tema ''dell'assunzione, per il tramite di Dell'Utri, di Mangano ad Arcore, come la risultante di convergenti interessi di Berlusconi e di Cosa Nostra''. Provata anche la ''non gratuita' dell'accordo protettivo, in cambio del quale sono state versate cospicue somme da parte di Berlusconi in favore della mafia''.
Da provare il concorso per il periodo 1977-1982
Deve essere provato il concorso esterno di Marcello Dell'Utri, a favore di Cosa Nostra, per gli anni che vanno dal 1977 al 1982, periodo durante il quale Dell'Utri - scrive la Cassazione nelle motivazione della sentenza 15727 - non lavorò più per Berlusconi ma venne assunto ''alle dipendenze di imprenditore diverso e autonomo, il Rapisarda''. E' questo il motivo fondamentale in base al quale la Cassazione ha annullato con rinvio la condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa inflitta a Dell'Utri in appello. Spiega la Cassazione che per il periodo 1977-1982, nel verdetto della Corte d'Appello, c'è ''un totale vuoto argomentativo per quanto concerne la possibile incidenza di tale allontanamento sulla permanenza del reato già commesso''.
Ad avviso dell'avvocato di Dell'Utri Massimo Krogh, il 'cuore' della sentenza e' nelle righe in cui e' scritto - a pagina 129, al termine dell'esame dei motivi di ricorso della difesa - "in conclusione il giudice del rinvio dovra' nuovamente esaminare e motivare, con percorso argomentativo diverso da quello contenuto nella parte di motivazione censurata, se il concorso esterno contestato sia oggettivamente e soggettivamente configurabile, a carico del ricorrente, anche nel periodo di assenza dell'imputato dall'area imprenditoriale Fininvest e societa' collegate (periodo intercorso, secondo la sentenza impugnata, tra il 1978 e il
1982); se il reato contestato sia configurabile, sotto il profilo soggettivo, anche nel periodo successivo a quello appena indicato".
L'appello bis del processo per concorso esterno che la Corte d'Appello di Palermo dovra' rifare nei confronti del senatore Marcello Dell'Utri, potrebbe non cadere in prescrizione. Lo dice la Cassazione nelle motivazioni della sentenza 15727. Secondo la Cassazione, infatti, si potrebbe applicare "il regime della prescrizione antecedente alla riforma del 2005 che valorizza il reato continuato". Cosi' i termini della prescrizione cambierebbero "in pejus" per Dell'Utri e la prescrizione non cadrebbe nel 2014.
Per i giudici d'appello fu mediatore tra Berlusconi e Cosa Nostra, il reato contestato e' concorso esterno in associazione mafiosa. La prima sentenza di secondo grado fu annullata dalla Cassazione. Lui commenta: 'Speravo in un'altra sentenza, ma accetto il verdetto'
"Fa ancora più impressione sapere che mentre i mafiosi uccidevano e seminavano morte e terrore con le bombe, c'era qualcuno dello Stato che trattava la tregua dietro le quinte". Lo ha detto il sostituto procuratore di Palermo Antonio Ingroia, parlando della presunta trattativa che vent'anni fa vide seduti intorno allo stesso tavolo rappresentanti delle istituzioni e di Cosa nostra
La Cassazione ha annullato la sentenza d'appello di condanna a sette anni di reclusione per il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri per concorso esterno in associazione mafiosa. Il processo di secondo grado dovra' essere rifatto. "Affrontero' il nuovo processo ancor piu' convinto della mia innocenza che ho testimoniato in tutti questi anni, fiducioso nella giustizia", ha commentato il senatore.
Il legale richiama la requisitoria del Pg della Cassazione Francesco Mauro Iacoviello, il quale, nel chiedere l'annullamento della condanna a sette anni di Marcello Dell'Utri, aveva sostenuto che nel caso del concorso esterno in associazione mafiosa "l'accusa diventa fluida, sfuggente" e che conseguentemente la "motivazione diventa assertoria, non indica neppure i fatti, sovrappone i piani della condotta, dell'evento e del dolo, copre i vuoti logici con slittamenti semantici".
Il segretario del Pdl Angelino Alfano è, infatti, sceso in campo contro "i commenti violenti espressi dal partito della magistratura", e l'ex premier Silvio Berlusconi ha parlato della vicenda giudiziaria di Dell'Utri come di "diciannove anni di gogna e sofferenze, una cosa incredibile".
"La Cassazione è giudice di legittimità - spiega Gozzo - si occupa solo di questioni di diritto. Sul merito si sono già pronunciati i giudici di tribunali e appello confermando sostanzialmente la ricostruzione della Procura che ha sostenuto le cointeressenze tra Dell'Utri e ambienti mafiosi".