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Per il suo rilascio, secondo un quotidiano locale, e' stato pagato un "riscatto milionario". I soldi, scrive il quotidiano 'Respuesta', pubblicato a Playa del Carmen, sono stati consegnati dalla compagna di Natali, una donna messicana.
Playa del Carmen
Roma, 08-02-2010
E' libero e sta bene, Daniele Natali, l'italiano di 32 anni rapito in Messico il 28 gennaio da un gruppo di uomini armati nel suo negozio di Playa del Carmen. Per il suo rilascio, secondo un quotidiano locale, e' stato pagato un "riscatto milionario". I soldi, scrive il quotidiano 'Respuesta', pubblicato a Playa del Carmen, sono stati consegnati dalla compagna di Natali, una donna messicana. "A quanto pare - afferma il giornale - i rapitori dell'imprenditore sono riusciti a incassare una forte somma per il rilascio". Ma dalla polizia e dalla magistratura non sono giunte conferme e il riserbo e' totale. E' stato lo stesso Natali a dare la notizia della sua liberazione, telefonando alla famiglia."Non so se e' stato un riscatto, la telefonata con mio figlio e' stata molto veloce, soltanto il tempo di rassicurarci sul suo stato di salute", ha spiegato la madre Luciana. L'uomo, 32 anni, originario di Verona, e' un commerciante di auto, e si era trasferito in Messico alcuni anni fa. Intorno alle 23.00 locali (le 6.00 di mattina in Italia) del 28 gennaio scorso un gruppo di sconosciuti pesantemente armati aveva fatto irruzione nel suo negozio, obbligandolo a salire su un fuoristrada che si era poi allontanato a forte velocita' seguito da altre due auto che facevano da scorta. Non sono state ancora chiarite le cause del rapimento, di cui la polizia di Playa del Carmen - localita' turistica molto popolare sulla costa dello Yucatan - e' stata avvertita con una telefonata anonima. Ma, all'indomani del sequestro, la stampa locale aveva ipotizzato legami con attivita' illecite. Secondo il quotidiano 'Por Esto' e il 'Diario Respuesta' - due testate della stampa regionale - Natali sarebbe stato in societa', nella sua attivita' commerciale, con Roberto Gomez Cruz detto Sinaloa, "sospettato di traffici illeciti di auto rubate". Un legame che - sempre secondo ricostruzioni giornalistiche locali - potrebbe indurre a pensare che "il sequestro possa essere legato ad attivita' criminali". Secondo 'Respuesta' di oggi, l'imprenditore veronese "non intende presentare alcuna denuncia alle autorita' messicane" e, dopo il suo rilascio, ha portato via alcuni documenti che si trovavano dentro uno dei veicoli della sua societa' d'auto usate.
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