Lunedì l'interrogatorio di garanzia e la convalida del fermo

Delitto Molinari, l'indagato si dichiara innocente

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Giuseppe Piccolomo, il 58enne di Ispra in stato di fermo da ieri sera per il delitto di Cocquio Trevisago, respinge le accuse dicendo di non aver ammazzato quella donna. L'uomo si è proclamato innocente e poi si è avvalso della facoltà di non parlare.

 
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Giuseppe Piccolomo (a sinistra) durante l'arresto

Giuseppe Piccolomo (a sinistra) durante l'arresto

Varese, 27-11-2009

Giuseppe 'Pippo' Piccolomo, il 58enne di Ispra in stato di fermo da ieri sera per il delitto di Cocquio Trevisago, respinge le accuse dicendo di non aver ammazzato quella donna. L'uomo si è proclamato innocente e poi si è avvalso della facoltà di non parlare. Lunedì sarà davanti al giudice dell'indagine preliminare per l'interrogatorio di garanzia e la convalida del fermo.

Gli investigatori ritengono comunque di avere "inequivocabili prove" contro di lui.

Della difesa se ne occupa l'avvocato Simona Bettiati, convocata d'ufficio ieri notte quando, attorno a mezzanotte e mezza, all'indagato è stato notificato l'avviso di garanzia. L'avvocato tiene a precisare che "fino a quel momento non sapevo neanche che esistesse".

Intanto si moltiplicano le voci e anche pettegolezzi sul conto dell'indagato: nel bar del centro commerciale di Cocquio, che frequentava ultimamente, dicono che ripeteva agli amici in tono scherzoso: "Vi mozzo le mani come a quella là", riferendosi evidentemente all'ex tipografa Carla Molinari, l'82enne che, secondo le risultanze investigative, lui avrebbe soffocato, accoltellata 15 volte, quasi decapitata e poi mutilata delle mani. L'inchiesta è coordinata dal sostituto Luca Petrucci e dal procuratore capo di Varese convinti di aver ricostruito un quadro probatorio schiacciante, partendo dai tabulati del suo telefonino che risulterebbe nella zona dell'omicidio in un orario compatibile con quello in cui è morta l'anziana donna.

C'eè poi una testimone: una donna che l'avrebbe visto "trafficare" nei posacenere di un bar e che, sentendo in tv dei 4 mozziconi trovati nella 'villetta dell'orrore', è andata a riferire i suoi dubbi alla Squadra Mobile diretta da Sebastiano Bartolotta. Ci sono poi i graffi sul volto, coperti da una barba non rasata da un tempo compatibile con il giorno dell'omicidio e che l'uomo si sarebbe lasciato crescere per coprirli. Graffi che sarebbero frutto di una colluttazione con la vittima. Graffi che motiverebbero l'amputazione delle mani.

Il movente: di sicuro economico, secondo gli investigatori. L'uomo, indebitato e protestato da tempo accusava pubblicamente le banche di essere strozzine perché chiedevano la restituzione di un prestito. Da qualche settimana, dicono al bar che era quasi la sua seconda casa, cercava di liberarsi di un assegno postdatato di un mese per il valore di 10mila euro. Potrebbe, quindi, aver tentato di battere cassa dalla facoltosa donna che, molti anni fa, aveva come colf la moglie dell'uomo, morta carbonizzata in uno "strano" incidente per il quale patteggiò un anno e 4 mesi. L'indagato avrebbe anche eseguito lavori d'imbiancatura nella villetta di via Dante Alighieri.

 

 

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