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"Questa non è la riforma della giustizia, non mescoliamo questioni che stanno su piani diversi".
Gianfranco Fini
Roma, 24-11-2009
"Questa non è la riforma della giustizia, non mescoliamo questioni che stanno su piani diversi". Gianfranco Fini, nel corso di un dibattito sul suo libro "Il Futuro della Libertà", risponde così a una domanda del direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli sul ddl sul processo breve, che ha appena iniziato il suo iter in commissione giustizia del Senato. "Bisogna affrontare il tema delle riforme e mi chiedo: è sbagliato dire 'se sono condivise, meglio?' ".
"La bozza Violante - ha spiegato Fini ricordando la proposta avanzata la scorsa legislatura per la riforma del Parlamento - potrebbe essere votata all'unanimità alla Camera e al Senato e in poche settimane diventare legge dello stato".
"Faccio l'invito sommesso di non mescolare questioni che inevitabilmente vanno tenute su piani diversi - ha detto Fini -. Si può discutere sulla bontà dell'impianto del ddl. Non credo che si possa discutere che l'Italia è stata condannata più volte in sede europea per i tempi eccessivi dei processi, cosi' come è giusto dire che ci devono essere le risorse per garantire i tempi certi".
Fini ricorda che "la riforma della giustizia è relativa alla riorganizzazione della magistratura, al rapporto tra i poteri che la Costituzione prevede, deve riguardare l'autogoverno della magistratura, tutte questioni che possono anche verificare forti divergenze, ma non c'entrano nulla con quello di cui stiamo discutendo attualmente. Non facciamo confusione".
Pd: parole sagge
"Sulla bozza Violante il presidente Fini ha detto parole sagge". E' immediata la risposta del segretario del Pd, Pierluigi Bersani, a Gianfranco Fini che sulle riforme invita a ripartire dalla bozza Violante.
"Confermo che, a partire da quel testo, noi siamo pronti a discutere di riforme costituzionali, iniziando dal superamento del bicameralismo perfetto, dalla riduzione del numero dei parlmentari e dal rafforzamento dei poteri di governo e Parlamento", assicura. E poi: sarebbe "coerente con il percorso delle normative sul federalismo fiscale".
L'inaugurazione dell'anno giudiziario in molte città italiane ha registrato la clamorosa assenza dell'Associazione nazionale magistrati: giudici fuori dall'aula quando prendeva la parola il rappresentante del Governo. Un'iniziativa non condivisa dai togati aderenti a Magistratura indipendente, che a Messina, Torino, Napoli e Firenze sono rimasti al loro posto. Per Alfano "è iniziata la campagna elettorale del Csm".
L'ex presidente della Camera boccia il lodo Sartori e la tregua proposta da Sergio Romano, invitando ad una riforma del sistema politico nel suo complesso. No a legggi ad personam, ma no anche a chi ritiene Spatuzza prova sufficiente dei rapporti di Berlusconi con la mafia. E no al No-B day, "perché chi ha responsabilità politiche non combatte le persone, combatte i progetti politici, le idee: non una persona".
In una nota Palazzo Chigi aveva precisato che "Circolano voci false, originate da alcuni giornali, in merito alla volonta' del presidente del Consiglio di modificare la norma che ha consentito di arrivare al concorso esterno in reati di mafia. Si tratta di voci false, tendenziose e destituite di ogni fondamento"
Clima troppo teso e scontro troppo accentuato. "Si abbassino conflittualità e toni", dice il presidente Renato Schifani mentre approda in Senato il ddl Alfano sul processo breve. "Tolgano di mezzo il processo breve e si potrà parlare", ribadisce Anna Finocchiaro, a margine della direzione del Pd. Casini propone una 'terza via'.
Il rischio prescrizione e' compreso, a seconda delle diverse realta', tra il 10% e il 40%.
"Presidente, ritiri la norma del privilegio". Si intitola così la lettera aperta pubblicata da Repubblica che lo scrittore rivolge al premier Berlusconi chiedendogli di ritirare la legge sul processo breve "in nome della salvaguardia del diritto". Commenta la notizia nel blog di Rainews24
La maggioranza ritiri il disegno di legge sul processo breve, in modo da creare le condizioni per un confronto sulla riforma della giustizia, che non puo' partire dai problemi personali di Berlusconi. Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, al termine della Direzione del Pd. Bersani ha pure bocciato l'idea di un nuovo lodo Alfano per via costituzionale.
"Lavoriamo perché sia possibile, ordinariamente, concludere i processi in sei anni, più il tempo delle indagini. Credo che sia una norma di civiltà". Lo ha detto il guardasigilli Alfano parlando alla conferenza nazionale dell'avvocatura sul processo breve. "Non si puo' rimanere nelle maglie della giustizia a vita", ha aggiunto.
Berlusconi ha incassato il no di Fini - e anche di Napolitano - sull'accorciamento dei tempi di prescrizione ma l'intesa sul processo breve, oggi il ddl Ghedini viene presentato in Senato. Nel Pdl, Boniver, lavora al ripristino dell'immunità parlamentare.
