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"Gli autografi si chiedono a Sting non ai deputati. Ma sono convinto che le volontà che Feltri attribuisce a Berlusconi non sono tali". Cosi' Gianfranco Fini, ospite di Fabio Fazio a "Che tempo che fa" ha commentato l'ipotesi formulata da Feltri che Berlusconi chieda a tutti i parlamentari del Pdl di firmare un documento che lo impegna ad appoggiare una legge di "scudo" rispetto ai suoi processi.
Gianfranco Fini
Roma, 09-11-2009
"Gli autografi si chiedono a Sting non ai deputati. Ma sono convinto che le volontà che Feltri attribuisce a Berlusconi non sono tali". Cosi' Gianfranco Fini, ospite di Fabio Fazio a "Che tempo che fa" ha commentato l'ipotesi formulata da Feltri che Berlusconi chieda a tutti i parlamentari del Pdl di firmare un documento che lo impegna ad appoggiare una legge di "scudo" rispetto ai suoi processi.
"Il presidente della Camera come tale - ha poi aggiunto Fini - non firma nulla. I deputati si regolano loro".
Feltri indipendente, ma Berlusconi è il suo editore
"Berlusconi sa per certo che Feltri quando spara a palle incatenate nel campo amico danneggia il premier stesso in primo luogo. Il fatto e' che lui e' l'editore, e questo e' quello che non mi quadra".
"Con tutto il rispetto per Feltri - ha aggiunto – mi preoccuperei se gli intendimenti che Feltri attribuisce a Berlusconi fossero veri. Feltri e' indipendente, bisogna vedere se e' indipendente dalla sua volonta' ".
Poi Fini torna a criticare l’attuale organizzazione del Popolo della Libertà: "Così come è organizzato non mi seduce al 100%. Non mi piace la caserma. Vorrei che ci fosse un po' piu' di rispetto delle opinioni degli altri, anche se queste dovessero apparire eretiche".
Sulle riforme istituzionali e' meglio il dialogo con l'opposizione, superando il clima "da derby permanente".
"La differenza con Berlusconi - ha spiegato - e' che lui dice 'confrontiamoci con l'opposizione, ma se non ci incontriamo allora facciamo da soli'. Per carita' - ha proseguito Fini - e' legittimo, e lo prevede la nostra stessa Costituzione. Ma cosi' le tensioni si acuiscono. La politica da un po' di tempo - ha concluso - sembra un derby permanente".
Alcune candidature per le prossime regionali "sono inopportune" anche se le persone interessate "hanno un sacco di voti".
"Nella politica - ha affermato - deve valere il detto della 'moglie di Cesare' che deve essere al di sopra di ogni sospetto. "Per questo dico - ha aggiunto ancora Fini - che alle regionali alcune candidature sono inopportune".
Fabio Fazio ha chiesto se si riferiva a Cosentino in Campania: "Anche a me è capitato di sentire discorsi come 'quello deve essere candidato perche' ha un sacco di voti, perche' conta nella zona".
"La politica fara' un passo avanti - ha proseguito – quando dira': meglio non candidarlo perche' anche se ha un sacco di voti, magari quei voti dipendono da poteri non trasparenti".
Una eventuale legge sulla prescrizione breve danneggerebbe molti cittadini in cui sono parte lesa nei processi che cadrebbero in base a questa norma.
"Berlusconi ha diritto di governare - ha detto Fini – glielo hanno dato gli elettori. E deve governare nel pieno rispetto di altri organismi previsti dalla Costituzione". "Governare – ha proseguito - implica rispetto della Corte costituzionale, del Parlamento, del Presidente della Repubblica e della Magistratura".
Fini ha quindi detto che occorre discutere "di cio' che nella giustizia non va, compreso l'abnorme lunghezza dei processi. Tutti coloro che seguono questi problemi sanno che ci sono testi su questo problema gia' depositati alla Camera".
Fini ha pero' frenato sulla legge sulla prescrizione breve: "Il problema e' dare al cittadino danneggiato il diritto di veder tutelata la propria volonta' di arrivare a una sentenza. Se con una leggina - ha concluso - si annullano processi. Il cittadino che ha gia' pagato l'avvocato, che si e' imbarcato in un processo, quel cittadino si arrabbia".
Il giorno dopo il 'fuori onda' di Pescara, resta senza risposta l'aut-aut del Pdl con il quale Silvio Berlusconi chiede a Gianfranco Fini di spiegare il senso delle parole bisbigliate confidenzialmente all'orecchio di un magistrato in un convegno di un mese fa e 'catturate' da Repubblica.it . Il chiarimento di Fini arriva in serata, a Ballarò, e non può dirsi tale: "Berlusconi non c'entra nulla con la mafia - dice il presidente della Camera - Ma io non ho nulla da chiarire e non cambio opinione, chi governa deve rispettare gli altri poteri".
Nessuna congiura contro la leadership di Silvio Berlusconi. Davanti alle telecamere di a 'In 1/2 ora' su Raitre, il presidente della Camera spiega di vivere "con molta serenità, perché credo di avere la coscienza a posto". E aggiunge: "Se qualcuno pensa davvero che il problema del Pdl o dell'attuale compagine di governo o addirittura della politica italiana sia nel ruolo del presidente della Camera o in quello che il presidente Fini fa, mi sembra autoconsolatorio".
Al piu' tardi mercoledi' Berlusconi conta di ritrovarsi con Bossi e Fini per verificare se esiste nella maggioranza la volonta' dichiarata di "scudare" politicamente il presidente del Consiglio sulle questioni della giustizia. Calderoli, intesa vicina.
