Aveva 100 anni

E' morto l'antropologo Claude Lévi-Strauss

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L'antropologo ed etnologo Claude Lévi-Strauss morto la notte fra sabato e domenica a Parigi all'età di 100 anni. Lo rende noto l'Ecole des hautes etudes en sciences sociales.

 
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 Claude Levi-Strauss

Claude Levi-Strauss

Roma, 03-11-2009

L'antropologo ed etnologo Claude  Lévi-Strauss è morto la notte fra sabato e domenica a Parigi all'età di 100 anni. Lo rende noto l'Ecole des hautes etudes en sciences sociales.

"Nulla, allo stato attuale della ricerca, permette di affermare la superiorità o l'inferiorità di una razza rispetto all'altra": questa citazione è rappresentativa di ciò che è stato l'uomo e lo scienziato sociale Claude Lévi-Strauss  la cui vita è stata dedicata a far capire che la cultura non è solo la produzione artistica di un popolo ma è il complesso delle peculiarità del popolo stesso.

L'opera di Lévi-Strauss  e la sua antropologia strutturale (di cui è uno dei padri fondatori) sono anche per questa ragione universali, nel senso che non permettono più graduatorie tra una cultura e un'altra. I suoi studi, la sua scrittura, vanno oltre l'ambito scientifico e si possono ricondurre anche a quello politico e letterario.

Biografia
Claude Lévi-Strauss nasce a Bruxelles il 28 novembre 1908. Compie i suoi studi a Parigi dove completa la sua formazione laureandosi in filosofia nel 1931.

Non soddisfatto dell'ambiente filosofico che lo circonda, dirige il suo interesse verso le scienze umane, in particolare l'antropologia e la sociologia.

Nel 1935 si trasferisce a San Paolo per insegnare sociologia all'università. Il soggiorno in Brasile gli offre la possibilità di partecipare a due importanti spedizioni etnografiche, nel Mato Grosso e in Amazzonia e di compiere così le sue prime ricerche sulle popolazioni indigene.

Dopo un breve ritorno in Francia, nei primi anni quaranta si reca a New York dove il contatto con l'antropologia culturale statunitense e, soprattutto, l'incontro con il linguista russo Roman Jakobson ispirano quella rielaborazione teorica dell'antropologia culturale che finirà col caratterizzare Lévi-Strauss come uno dei principali esponenti dello strutturalismo.

Nel 1947 torna definitivamente a Parigi dove svolge il suo insegnamento al Musée de l'homme, di cui diviene vicedirettore, all'École des hautes études, dove insegna, a partire dal 1950, «religioni comparate dei popoli senza scrittura» e infine al Collège de France, dove dal 1959 ricopre la cattedra di antropologia sociale. Nel 1973 viene eletto accademico di Francia.

Tra le principali opere di Lévi-Strauss ricordiamo: Le strutture elementari della parentela (1949), Razza e storia e altri studi di antropologia (1952), Tristi tropici (1955), Antropologia strutturale (1958), Il totemismo oggi (1962), Il pensiero selvaggio (1962), i quattro volumi raccolti sotto il titolo di Mitologica (1964-1971), Antropologia strutturale due (1973), La via delle maschere (1979) e Lo sguardo da lontano (1983).

(tratta dall'Enciclopedia multimediale delle Scienze filosofiche della Rai)

 

 

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