Apertura di Berlusconi al confronto con il Pd

"Se cambia la maggioranza, si va alle elezioni"

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"Se il nuovo segretario del Pd manifesta una disponibilità a trattare sulle materie più importanti - dice Berlusconi a Bruno Vespa - non ci sarà nessuna difficoltà ad aprire una discussione seria". Il premier confida poi su un ritorno dell'Udc nel centrodestra.

 
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Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Roma, 02-11-2009

Dopo la pronuncia della corte Costituzionale sul Lodo Alfano si è parlato di governo del presidente, ma a questo interrogativo, postogli da Bruno Vespa, Silvio Berlusconi 
risponde con decisione:"Lo escludo nel modo più assoluto. Se mai dovesse verificarsi un cambiamento di maggioranza, ma è un'ipotesi che non esiste, ci tengo a dirlo chiaro, sarebbe inevitabile il ricorso ad elezioni anticipate".

Un posto per Casini
"L'Udc è con noi nel Partito del popolo europeo, che è la grande famiglia della libertà e della democrazia in Europa. Negli altri paesi dell'Unione i partiti popolari non si alleano con la sinistra, non sono disponibili ad allearsi con una parte o con l'altra. Questo non è casuale - dice ancora Berlusconi a Vespa -  E' la conseguenza del fatto che i nostri valori, i nostri programmi, la nostra economia sociale di mercato, sono concezioni alternative a quelle della sinistra". 

"Questo -aggiunge- avviene persino in Paesi nei quali esiste una sinistra socialdemocratica e riformista vera, a differenza di quella con cui abbiamo a che fare in Italia che ha cambiato piu' volte nome, dal Partito comunista al Partito democratico, ma non ha mai rinnegato le sue radici e non ha mai, sostanzialmente, cambiato la sua politica e il suo modo di condurre la lotta politica. Dunque la collocazione
strategica dell'Udc non puo' che essere nel centro destra, e noi attendiamo fiduciosi che questo avvenga".

Confronto con il Pd
Silvio Berlusconi si dice pronto a dialogare sulla riforme con il nuovo segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, ma chiede di non essere insultato. "Nessuno più di me - dice a
Bruno Vespa che lo intervista per il suo libro in uscita in questi giorni - è predisposto al dialogo. Ma per dialogare è necessario essere in due, e soprattutto avere rispetto
dell'avversario, non insultarlo e demonizzarlo come il Pd di Franceschini e di Veltroni ha fatto ogni giorno, e spesso più volte al giorno, contro la mia persona".

Nuovo corso
"Se Bersani deciderà di cambiare registro e di concorrere alle riforme importanti per il futuro dell'Italia, il più contento sarò io", aggiunge il presidente del Consiglio. Bersani, obietta Vespa a Berlusconi, sostiene che lei ha ridotto al mutismo il Parlamento. "Se il nuovo segretario del Pd manifesta una disponibilità a trattare sulle materie più importanti - risponde Berlusconi - non ci sarà nessuna difficoltà ad aprire una
discussione seria. Bersani dimentica che molti voti di fiducia si sono resi necessari per le pratiche ostruzionistiche dell'opposizione".

Può essere la giustizia il primo banco di prova?, chiede ancora Vespa. "Magari!...", replica il premier.

Dentro il centrodestra
La concessione della presidenza di due Regioni del Nord alla Lega non rischia di ridimensionare il peso nazionale del Pdl, assicura poi Berlusconi in un capitolo di 'Donne di cuori' di Bruno Vespa.

"La questione è oggi ancora sul tavolo - afferma il presidente del Consiglio - ma se ciò dovesse accadere certamente no. L'alleanza con la Lega è davvero solida. Non c'e' nessun problema nell'individuazione dei candidati alle elezioni regionali anche
perché presenteremo in ogni regione del Nord un ticket che indicherà un presidente del Pdl e un vice della Lega e viceversa. Nessun pericolo di sganciamento leghista, dunque. Tra me e Umberto Bossi c'è un patto ormai consolidato fondato anche
sull'amicizia e sull'affetto. Con Umberto Bossi ho sempre trovato accordi ragionevoli".

Vespa ricorda a Berlusconi che quando in aprile i giornalisti gli chiesero a Vienna se avrebbe votato a favore del referendum che sposta il premio di maggioranza dalla coalizione alla lista, lui rispose di si', nonostante la posizione della Lega fosse
diversa. "Non ho motivo di cambiare opinione - risponde il presidente del Consiglio - se il Popolo della Liberta' fosse un'impresa e l'amministratore delegato votasse contro gli interessi della sua azienda dovrebbe dimettersi. Ma con la Lega, ripeto, non ci sono e non ci saranno elementi di contrasto".

 

La vignetta di Gianni Carino

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