Sono 63 i morti e almeno 170 i feriti

Camion bomba a Kirkuk

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L’attentato è stato compiuto stamani con un camion bomba a Kirkuk, città petrolifera situata 255 chilometri a nord di Baghdad. Centinaia i feriti che al momento dell'esplosione si trovavano davanti alla moschea sciita.

 
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I feriti nell'attentato di Kirkuk

I feriti nell'attentato di Kirkuk

Kirkuk, 21-06-2009

Si allunga la scia di sangue in Iraq dove un nuovo attentato contro una moschea sciita nel nord del Paese ha provocato 63 morti e 170 feriti. Un camion-bomba è esploso all'uscita del luogo di culto sciita nella zona settentrionale di Kirkuk, una città contesa tra arabi, turcmeni e curdi. Tra le vittime, vi sono anche molte donne e bambini.

Il premier al-Maliki: "Non perdere la speranza" 
L'attacco è avvenuto poche ore dopo il discorso del premier Nuri al-Maliki che, rivolgendosi al popolo iracheno, aveva chiesto di non perdere la speranza anche se dopo il ritiro dei militari americani dal Paese dovesse esserci un incremento di attacchi dei ribelli. Quasi tutti i soldati statunitensi, nel Paese dal 2003, abbandoneranno le maggiori città dell'Iraq entro il 30 giugno, secondo quanto stabilito dal patto sulla sicurezza firmato da Baghdad e Washington lo scorso anno. Poi, entro il 2012, l'intero esercito americano lascerà il Paese.

"Non perdetevi d'animo se dovessero esserci violazioni della sicurezza", aveva affermato Maliki, ribadendo che i ribelli potrebbero trarre vantaggio dal ritiro americano dal Paese. Il devastante attentato a Kirkuk non si è fatto attendere alimentando la preoccupazione che con il ritiro americano le forze di polizia e l'esercito locale non siano in grado da soli di mantenere la sicurezza. Una preoccupazione espressa anche dal ministero dell'Interno che ha segnalato l'attivismo di al-Qaeda nell'assoldare la popolazione irachena. Si tratta, però, anche di un segnale di debolezza di al-Qaeda, ha spiegato il portavoce del ministero, segnalando che "ciò dimostra come stia perdendo la sua influenza", poiché costretta a "pagare" i suoi guerriglieri piuttosto che reclutarli "in base alla fede e all'ideologia".

 

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Iraq